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CronacaNet.com - di Corrado Cancemi
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Napoli, appalti pilotati e favori, Comune travolto

La giunta decimata da un'inchiesta su un'appalto da 400 mln. Arrestato l'imprenditore Alfredo Romeo, a capo del "sistema Napoli", e 12 persone

Napoli. Prima il suicidio dell'ex assessore comunale del Pd Giorgio Nugnes, impiccatosi dopo essere finito ai domiciliari con l'accusa di aver diretto la rivolta anti discarica a Pianura, adesso l'inchiesta "Global service" condotta dalla Dia e dai carabinieri di Caserta su un presunto, gigantesco sistema trasversale che, secondo i pm, vedrebbe "consociati" assessori, consiglieri comunali campani e politici di caratura locale e nazionale attorno alla figura di Alfredo Romeo (nella foto), imprenditore che opera con decine di amministrazioni pubbliche e aziende private, accusato di essere a capo di tale "sistema" e di averlo usato per di aggiudicarsi illecitamente l'appalto "Global service" del valore di 400 milioni di euro, insomma un vero e proprio saccheggio. Il Comune partenopeo è stato scosso da un terremoto giudiziario di intensità tale da rievocare i fantasmi di Tangentopoli, quasi a dimostrazione che in fondo la politica delle "cose nostre" non ha mai rallentato il passo, al massimo può aver cambiato l'organizzazione delle gerarchie, rivelando un sistema in cui, rispetto a quindici anni fa, non sono i politici a imporre le proprie direttive all'imprenditoria, ma l'esatto opposto. Una bufera, nella quale sono finiti i palazzi, generata dall'inchiesta su quattro appalti, di cui uno, il "Global service", destinato alla manutenzione delle strade e del patrimonio pubblico e alla gestione di mense scolastiche, oggetto di una delibera per 400 milioni mai appaltata per assenza di fondi. Bufera culminata, nella giornata di ieri, con l'emissione, su richiesta dei pm D'Onofrio, Falcone, Filippelli e del procuratore aggiunto Franco Roberti, di 13 ordinanze di custodia cautelare da parte del giudice di Napoli Paola Russo nei confronti di imprenditori, assessori e un colonnello della Guardia di Finanza, accusati di reati che vanno dall'associazione a delinquere alla turbativa d'asta, alla corruzione. A finire in carcere è stato l'imprenditore Alfredo Romeo, mentre i due assessori della giunta Iervolino, Felice Laudadio (Edilizia e controllo appalti) e Ferdinando Di Mezza (Patrimonio e manutenzione immobili) sono finiti agli arresti domiciliari, come anche gli ex assessori Giuseppe Gambale e Enrico Cardillo. Gli arresti domiciliari sono stati notificati anche all'ex provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone e al colonnello della Finanza Marzucco. La richiesta dei pm si è spinta fino ai due parlamentari Bocchino (Pdl) e Lusetti (Pd), che al telefono con Romeo avrebbero pronunciato frasi sospette, lasciando ipotizzare di essere coinvolti in quella rete che i magistrati definiscono una "commistione impressionante tra politici di ogni colore e provenienza, organi istituzionali, pubblici funzionari, appartenenti alle forze di polizia". Ma la decisione del gip arriverà solo dopo l'eventuale via libera delle Camere alla consultazione delle intercettazioni. A svelare l'esistenza del "sistema Romeo" sono state le conversazioni intercettate, dalle quali è emerso il profilo di un'organizzazione impeccabile, con al vertice l'imprenditore Romeo, che "elargiva promesse di affidare lavori, commesse o consulenze a ditte o personale segnalato", fino a permettere "lo sviluppo di carriere politiche per taluni assessori rampanti, che ambivano a passare dalle istituzioni locali a quelle nazionali attraverso rapporti con alcuni parlamentari", come affermato dal procuratore capo Giandomenico Lepore e dal suo vice Roberti. Proprio l'ex assessore Nugnes avrebbe provato a invocare l'aiuto del sistema, cercando di mettersi in contatto con l'allora vicepresidente del Consiglio Rutelli per tramite di Lusatti e Romeo. Un contatto rinnegato da Rutelli, che afferma di non aver mai avuto confronti con Romeo. Ma a rendere ulteriormente complesso e preoccupante lo scenario rivelato dall'inchiesta è anche l'ipotesi di coinvolgimento di un magistrato, ora all'esame dell'ordine giudiziario di Roma.
E la Iervolino proseguì a testa alta - "Per fortuna nessun rilievo di carattere penale viene fatto al sindaco. Anche da queste intercettazioni di 500 pagine non c'è una riga che mi riguarda". Di fronte al disfacimento della propria giunta, il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, non abbassa la testa, immune com'è all'inchiesta sugli appalti che ha scosso il Comune partenopeo. Al termine di un incontro a Roma con il leader del Pd Walter Veltroni, la Iervolino, incassati gli auguri di buon lavoro dal segetario nazionale del suo partito, ha affermato la sua decisione di "andare avanti" e di essere pronta a "forti segnali di rinnovamento". Ma il sindaco di Napoli ha anche sottolineato che non necessariamente procederà con l'azzeramento della giunta: "Ci saranno segnali forti di rinnovamento che possono coesistere con alcune presenze che io ritengo assolutamente indispensabili". Riguardo all'annuncio di Di Pietro di ritirare i suoi esponenti dalle giunte campane, la Iervolino non ha dimostrato preoccupazioni, limitandosi a considerare "strana" la decisione del leader Idv.
Basilicata e Abruzzo, gli altri epicentri - Altri epicentri del terremoto giudiziario sono la Basilicata e l'Abruzzo, dove esponenti del Pd sono stati raggiunti da ordinanze di custodia cautelare. In Basilicata, l'inchiesta sugli appalti per l'estrazione del petrolio ha portato alla richiesta di arresto per il deputato Salvatore Margiotta, ma la Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio ha votato contro l'arresto quasi all'unanimità (solo l'Idv ha votato "sì", confermando la linea che Di Pietro aveva annunciato di voler seguire nei giorni scorsi). A Pescara, la bufera giudiziaria è stata sollevata dall'inchiesta sull'appalto per i servizi cimiteriali della città e ha portato all'arresto ai domiciliari del sindaco di Pescara e segretario regionale del Pd, Luciano D'Alfonso, insieme con il suo braccio destro, il dirigente comunale Dezio e l'imprenditore Massimo De Cesaris, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato. Sarebbe indagato perfino Carlo Toto, il presidente di AirOne, al quale è stato contestato il reato di corruzione.

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Bush in Iraq, un giornalista gli lancia le scarpe

Bagdad. Una visita a sopresa, in previsione del cambio di testimone che avverrà tra 37 giorni, è quella che ha visto oggi George W. Bush mettere piede in terra irachena per la quarta volta dal 2003, anno dell'invasione americana in Iraq. Nel corso dell'incontro di commiato, è stata apposta la firma simbolica sul trattato bilaterale di sicurezza, accordo che prevede il ritiro dei 146 mila soldati americani dall'Iraq entro la fine del 2011. Ma, a parte l'incontro con i leader iracheni e il ringraziamento delle truppe, la visita di congedo dell'ex capo della Casa Bianca è stata segnata anche da un singolare fuori programma. In piena conferenza stampa, mentre Bush e il premier iracheno Nuri al Maliki si stringevano le mani, un reporter iracheno seduto in terza fila si è improvvisamente alzato in piedi gridando all'ex presidente Usa "questo è il tuo bacio di addio, cane". A quel punto, il giornalista ha lanciato le proprie scarpe contro Bush, da lui prontamente schivate. Le parole pronunciate dal reporter, individuato come Muntazer al-Zaidi del canale tv "Al-Baghdadia" diffuso dal Cairo, stando alla cultura islamica sarebbero molto pesanti: chiamare "cane" una persona è un grave insulto in virtù della considerazione di animale "impuro", della quale il migliore amico dell'uomo gode in medioriente. Affronto grave anche essere colpiti dalle scarpe, come dimostrato dal lancio di scarpe da parte degli iracheni contro una grande statua di Saddam Hussein abbattuta dagli americani nell'ingresso a Bagdad il 9 aprile del 2003. Sembra che a scatenare le ire del reporter sia stata l'affermazione di Bush che "la guerra in Iraq non è ancora finita", frase che si riallaccia all'accordo di sicurezza stipulato tra Usa e Iraq. Il presidente Bush, dal canto suo, in risposta al resto dei giornalisti in sala scusatisi dell'accaduto, ha affermato di non aver compreso il perché dell'inatteso gesto e ha preferito ironizzare: "L'unica cosa che posso dirvi è che si trattava di scarpe taglia 10 (una 42 in Italia, ndr)". La conferenza stampa è poi proseguita senza problemi. Bush ha ricordato i progressi compiuti in questi anni sul fronte della sicurezza, affermando che "il futuro per cui stiamo combattendo" è "la speranza negli occhi dei giovani iracheni". "Oggi l’Iraq sta facendo progressi su tutti i fronti", ha risposto poi il premier al Maliki, soddisfatto dei risultati del lavoro svolto in questi anni in Iraq.

Zaidi rischia il carcere - Lo spavaldo atto rischia di costare caro al giornalista sciita al-Zaidi, come spiegato dall'avvocato penalista ed esperto legale iracheno Tariq Harb, che ha precisato all'Ansa:" In base al codice penale iracheno, se viene riconosciuta la premeditazione dell'atto, al-Zaidi potrebbe esser condannato anche a sette anni di carcere. Se invece il suo gesto viene considerato come una semplice aggressione, il giornalista se la caverà con un massimo di due anni di carcere o, addirittura, solo col pagamento di un'ammenda pecuniaria". Intanto le autorità giudiziarie di Bagdad, già nella tarda serata di ieri, hanno aperto un'inchiesta e questa mattina il reporter al-Zaidi è stato arrestato con l'accusa di aver commesso un atto "vandalistico". Ma non sono mancate manifestazioni a suo sostegno. A non abbandonarlo, in particolare, è stato proprio il canale televisivo per il quale lavora, la al-Baghdadiya television. "Riempie gli iracheni d'orgoglio" l'atto compiuto dal giornalista, afferma il fratello Udai al-Zaidi, che senza mezzi termini ha affermato che Muntazer "diceva sempre agli orfani che avevano perso il padre che la colpa era di Bush". Nella città santa di Najafa, alcuni dimostranti hanno lanciato scarpe contro un convoglio Usa.
Le scarpe distrutte dai servizi segreti - 18/12/2008 - Mentre una distesa di calzature è stata depositata di fronte alla Casa Bianca in segno di protesta contro la guerra, e immagini satiriche di ogni tipo impazzano per il mondo ritraendo Bush nell'atto di schivare con incredibile maestria le scarpe lanciate dal giornalista sciita, i servizi segreti americani e iracheni hanno deciso di distruggere le scarpe originali. Le scarpe si sarebbero disintegrate in seguito agli esami ai quali i servizi segreti le hanno sottoposte per accertarsi che non contenessero materiale esplosivo. Intanto l'ufficio del primo ministro iracheno ha comunicato che il reporter Muntazer al-Zaidi ha inviato una lettera di scuse ad al Maliki, scrivendo che "il suo gran brutto gesto non ha giustificazioni".

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