Spiga
CronacaNet.com - di Corrado Cancemi
CronacaNet.com - di Corrado Cancemi
Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post

Pronti a partire, il Pennarello cambia indirizzo

Il Pennarello giallo ha chiuso i battenti. Il blog che racconta l'attualità prepara le valigie per affrontare un viaggio destinato a farlo crescere senza snaturarne i valori con i quali era partito nel maggio 2007.
La nuova avventura si chiama CronacaNet. E' il nuovo volto del Pennarello giallo, un angolo di informazione obiettiva nei mari del web, che - ce lo auguriamo - diventerà il punto di riferimento per quanti avevano finora apprezzato le pubblicazioni del Pennarello.

Nel reindirizzarvi a www.cronacanet.com, non ci resta che ugurarvi buona lettura.

Cordiali saluti,
Corrado Cancemi

Continua a leggere...

Caso Sandri, Spaccarotella condannato a 6 anni

Arezzo. Da omicidio volontario a omicidio colposo. Così la Corte d'Assise di Arezzo ha derubricato il reato attribuito all'agente Luigi Spaccarotella, condannato a sei anni di reclusione con l'accusa di aver ucciso con un colpo di pistola il tifoso laziale Gabriele Sandri nell'area di servizio dell'A1 di Badia al Pino l'11 novembre 2007. Al reato il Tribunale di Arezzo ha aggiunto l'aggravante della «colpa cosciente», cioè della previsione dell'evento senza però averlo voluto. Secondo la Corte di Assise, quel giorno, nell'area di servizio di Badia al Pino, Spaccarotella avrebbe ucciso accidentalmente il giovane tifoso della Lazio. Alla lettura del dispositivo hanno fatto seguito le urla e le proteste dei parenti e degli amici di Gabriele Sandri, delusi da quanto deliberato dai giudici. «Adesso me lo hanno ammazzato una seconda volta. Come fai a credere nella giustizia? Adesso non ci credi più», ha affermato la madre di Gabriele, Daniela Sandri, mentre il padre del giovane tifoso laziale ha commentato la sentenza definendola «una vergogna per tutta l'Italia». E in preda a un dolore che difficilmente potrà cessare ha continuato: «Non sono bastati cinque testimoni che hanno visto quello che ha fatto l'individuo, quando basta un pentito di mafia per mandare gente all'ergastolo per 30 anni. Evidentemente la divisa ha il suo peso. Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di aver creduto nella giustizia. Per fortuna che c'è la giustizia divina che penserà a Spaccarotella, a quella non potrà sfuggire senz'altro». Una trentina di amici di Gabriele, alcuni dei quali sono perfino svenuti e hanno accusato malori, si sono radunati sul piazzale antistante il Tribunale di Arezzo. Qualcuno, accecato dalla rabbia, ha inveito contro Spaccarotella e contro i giudici, ma è stato presto calmato dal fratello di Sandri, che lo ha ammonito dicendo di non rischiare di uccidere Gabriele per la terza volta.
La sentenza della Corte di Assise è arrivata a quattro mesi dall'avvio del processo, aperto il 20 marzo. La giuria si era riunita in Camera di Consiglio alle 11.30, dopo le repliche e le controrepliche della mattinata. Il pubblico ministero, Giuseppe Ledda, aveva chiesto 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale, con le attenuanti generiche per lo sconto di un terzo della pena.
Spaccarotella: «Ho pianto di gioia» - L'agente Spaccarotella, al telefono con il proprio avvocato, Federico Bagattini, si è detto felice dell'esito del processo. Anche Bagattini si è detto molto soddisfatto del risultato ottenuto che, pena a parte, ha permesso alla difesa di ottenere che il reato di cui è accusato l'agente venisse riconosciuto come omicidio colposo. «Ovviamente la pena è molto gravosa, troppo eccessiva, e su questo punto faremo appello. Intanto usciamo dall'omicidio volontario, che evidentemente è il risultato al quale tendevamo» ha affermato Bagattini.

Foto tratte da gazzetta.it e Corriere.it

Continua a leggere...

E' morto Michael Jackson, il re del pop

Los Angeles. Prima un tam tam di notizie e messaggi dall'indubbia veridicità e tanto numerosi da mettere in crisi persino i sistemi dei maggiori network di informazione mondiali, poi la conferma da parte del sito di gossip della Cnn "Tmz" e l'immagine inequivocabile trasmessa dal tabellone luminoso di Times Square a New York, hanno colto di sorpresa, ieri sera, i milioni di fan di Michael Jackson, che si sono ritrovati, nel giro di poche ore, a dover realizzare che la 51enne popstar americana, personaggio unico e a tratti controverso della scena musicale degli anni '90, era deceduto. Per la prima volta, dopo tanti anni di finte voci che lo avevano voluto più di una volta in fin di vita, il re del pop se n'è andato davvero, vittima di un arresto cardiaco che lo avrebbe colto ieri alle 12,21 (21,21 ora italiana) nella sua residenza di Holmby Hills, sulle colline di Los Angeles. Il personale paramedico sarebbe intervenuto tempestivamente nella stessa abitazione della pop star, dove erano presenti la madre ed alcuni fratelli di Michael Jackson, effettuando un intervento di emergenza per riattivare il battito cardiaco del cantante. Ma l'artista americano sarebbe morto prima di essere ricoverato d'urgenza all'ospedale Ucla Medical Center di Los Angeles. «Quando l’ambulanza è giunta in ospedale il cuore di Michael Jackson aveva già smesso di battere», ha spiega­to uno dei soccorritori alle tv. «Dopo cinque minuti di ar­resto cardiaco i danni alla cor­teccia cerebrale diventano ir­reversibili», afferma Marco Pappagallo, neurologo e direttore della Pain Clinic del Mount Sinai Hospital di New York. «Se fosse sopravvissuto, sarebbe rimasto in coma vegetativo». L'America, che ha seguito le vicissitudini del controverso artista da quando debuttò all'età di cinque anni, ha accolto la notizia della morte di Michael Jackson con un profondo dolore misto a incredulità. Il re incontrastato del pop è scomparso proprio alla vigilia del tour mondiale già tutto esaurito che avreb­be dovuto segnare il suo grande ritorno al mondo del­lo spettacolo, dopo anni di scandali giudiziari, problemi di salute e una vita personale molto sfortunata.
Quell'eterno Peter Pan tra luci e ombre - E' stato definito icona del pop, eterno Peter Pan della musica leggera. Ma Michael Jackson è stato prima di tutto un personaggio dalla vita sospesa tra gloria artistica e vicende personali difficili da superare. Cantante, ballerino, compositore, dopo aver iniziato la propria carriera a soli cinque anni, autentico bambino prodigio, nel gruppo di famiglia Jackson Five, iniziò a cantare da solista nel 1971, con il singolo "Got to be there". A consacrarlo artista pop di maggior successo di sempre fu l'album Thriller del 1982, tuttora l'album più venduto nella storia della musica, co-prodotto da Quincy Jones e vincitore di 8 premi Grammy. Dal 1988 al 2005 Jackson è vissuto al Neverland Ranch successivamente venduto nel 2008 per la cifra di 35 milioni di dollari), in cui aveva fatto costruire un parco a tema e uno zoo per ragazzini poveri e malati terminali. Le sue frequentazioni con quei ragazzi hanno avuto un enorme impatto mediatico, essendo girate voci su complicati rapporti tra il cantante e i suoi giovanissimi ammiratori. Per la prima volta nel 1993, quando Jackson fu accusato di molestie sessuali da un suo fan. Dopo un'altra denuncia, nel 2003, il cantante è finito nel mirino dei giudici, accusato anche di altri tipi di reati. Jackson fu poi processato nel 2005 per la vicenda, ma alla fine fu assolto in appello da tutti i 10 capi d'accusa perchè ritenuto innocente. Ad ogni modo, queste vicende non hanno fatto altro che accrescere la sua fama.

Immagini tratte da Corriere.it e dal web

Continua a leggere...

Trema l'Abruzzo, un sisma provoca 150 morti

L'Aquila. Assomiglia a un bollettino di guerra il drammatico bilancio della tragedia abbattutasi lunedì notte in Abruzzo. Un sisma di 5,8 gradi Richter, con epicentro a circa dieci chilometri da L'Aquila, è stato registrato a partire dalle 3.32 alla profondità di 8,8 km ed è stato avvertito in tutto il centro-sud d'Italia, dalla Romagna fino a Napoli, seminando morte e distruzione in tutti i centri vicini al capoluogo abruzzese. Secondo le prime stime ospedaliere, ripetutamente rimaneggiate dalla Protezione civile mobilitatasi tempestivamente, sarebbero morte 150 persone, i feriti sarebbero 1.500 e si calcola che il numero di sfollati sfiorerebbe la cifra dei 100 mila, con un totale di circa 10-15 mila edifici in macerie. Migliaia di persone, sorprese dal terremoto durante il sonno, sono tuttora sepolte sotto le macerie delle loro abitazioni. I soccorsi, intanto, sono resi difficili dalle continue scosse di assestamento che rischiano di far crollare gli edifici danneggiati e dal fatto che la prefettura, dalla quale dovevano essere coordinati i soccorsi, è interamente distrutta. Anche la sede della provincia e altri uffici regionali sono pesantemente compromessi. Sia il capoluogo, sia i centri urbani vicini, hanno subito danni ingenti. A Onna, in particolare, la situazione è gravissima: si calcola che la metà delle case sia stata rasa al suolo dal terremoto, mentre gli edifici restanti siano rimasti seriamente danneggiati, con il triste bilancio di venti morti accertati e almeno 40 persone sotto le macerie. A Fossa ci sono 4 morti: un bambino russo di 3 anni e tre anziani. A Paganica è deceduta la badessa del convento di Santa Chiara ed è in allestimento un campo per 2 mila persone. A Villa S.Angelo si registrano otto vittime e nove dispersi. Diversi edifici lesionati anche a Sulmona e a Castel di Sangro, dove però non risultano feriti. Inagibile il tribunale di Avezzano. Secondo la Protezione civile, oltre a L’Aquila, i Comuni più colpiti dal sisma sono: San Demetrio, Pizzoli, Rocca di Mezzo, Paganica, Fossa, Villa Sant’Angelo (90% degli edifici crollati), San Gregorio, Poggio Picenza, Onna, San Pio, Barrile, Ocre, Rovere, Rocca di Cambio, Pianola, Poggio di Roio, Tempera, Camarda. Neglio occhi delle persone, ancora sotto choc, la rabbia, il dolore e la paura si alternano freneticamente. «E' stata una cosa fortissima, fortissima. Tutte le mura di casa squarciate, tutta la roba per terra. C'erano state delle avvisaglie ma mai pensavamo ad una cosa così» racconta una donna. E mentre la Protezione civile ha provveduto a diramare la lista dei luoghi dove i senzatetto possono recarsi, come caserma Rossi, gli stadi Fattori e Acquasanta, il campo sportivo di Centicolella e in piazza d'Armi, dove si stanno allestendo le tendopoli, centinaia di sfollati ancora in pigiama vagano per le strade distrutte. La Protezione civile, insieme ai volontari della Croce Rossa e con le Forze dell’ordine, è riuscita al momento a mettere sotto le tende del Ministero dell’Interno - sette posti per struttura - tutti i feriti, gli anziani non autosufficienti e i bambini. Ma la situazione rischia di sfuggire di mano con il buio, che inevitabilmente impedirà le operazioni dei soccorsi.
Bertolaso: «era impossibile prevederlo» - Quello che il direttore del Centro nazionale terremoti, Giulio Selvaggi, ha spiegato essere «un terremoto moderato, con intensità 30 volte inferiore a quella che nel 1980 devastò l'Irpinia», secondo il capo della Protezione civile Guido Bertolaso non era un sisma prevedibile. Le polemiche circa la possibile prevedibilità del disastro, tuttavia, non mancano. In particolare, fa discutere la messa in guardia che aveva operato la scorsa settimana il ricercatore Giuliani (nella foto), indagato poi per procurato allarme.
Il premier: «Fondi per 30 milioni» - Silvio Berlusconi ha prontamente riunito il Consiglio dei ministri, dando il via libera alle misure per lo stato di emergenza. Il governo ha deciso di conferire «i poteri di attuazione degli interventi» al commissario delegato Guido Bertolaso. Parlando in collegamento telefonico prima con Matrix e poi con Porta Porta, Berlusconi ha annunciato che «sono stati stanziati 30 milioni di euro di fondi immediati, in attesa di quantificare giovedì le risorse strutturali». Il premier ha inoltre affermato che in seguito sarà fatta la richiesta per i fondi europei, che potranno ammontare ad «alcune centinaia di milioni di euro» dall'apposito fondo dell'Ue. I ministri hanno inoltre deciso di proclamare il lutto nazionale nel giorno in cui avranno luogo le esequie delle vittime del sisma, e hanno nominato il dottor Franco Gabrielli prefetto dell'Aquila.

Immagini tratte da Corriere.it

Continua a leggere...

Caso Unabomber, Elvo Zornitta esce di scena

Trieste. Con l'approvazione, da parte del gip di Trieste Enzo Truncellitto, della richiesta di archiviazione presentata lo scorso 30 novembre dal sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste Federico Trezza, la lunga storia del caso Unabomber, il bombarolo che da 14 anni terrorizza il Nordest disseminando impensabili trappole che esplodono al solo contatto, si chiude con la scagionazione dell'unico indagato per gli attentati attribuiti al misterioso personaggio, l'ingegnere Elvo Zornitta. L'indagine è stata archiviata a causa dell'assenza di elementi per sostenere l'accusa. «Finalmente respiro a pieni polmoni come un uomo libero» ha affermato Zornitta con la serenità di chi è uscito per sempre da un calvario durato troppo a lungo. L'ingegnere friulano era indagato per le ipotesi di reato di lesioni personali gravissime e utilizzo di materiale esplosivo ed era finito al centro di una vicenda giudiziaria nella quale è indagato il perito balistico Ezio Zernar, in servizio nel Laboratorio Indagini Criminalistiche della Procura di Venezia, accusato di aver manipolato il lamierino trovato all'interno di un ordigno inesploso attribuito a Unabomber, una prova in grado di inchiodare definitivamente Zornitta.
Il misterioso caso Unabomber - La prima esplosione attribuita alla misteriosa figura poi soprannominata Unabomber ha luogo il 21 agosto 1994, alla Sagra degli Osei, a Sacile (Pordenone). L'ordigno esplosivo, rimasto invariato negli attentati successivi, era costituito da un tubo metallico. Gli attentati si sono fermati nel '96, per riprendere nel 2000, quando Unabomber è passato a una confezione di uova, prima, un tubetto di pomodoro, poi, e uno di maionese acquistati in un supermercato di Portogruaro (Venezia), fino a un cero votivo nel cimitero di Motta di Livenza (Treviso). Quando, a Natale 2003, un ordigno esplode nel Duomo di Cordenons (Pordenone), si decide di costituire un nucleo specializzato di investigatori, il pool anti-Unabomber. Centinaia di persone finiscono nei fascicoli delle indagini, riuniti sotto l'ipotesi dell'aggravante terroristica dalle Procure generali di Venezia e Trieste e messi in capo alle Procure distrettuali di Venezia e Trieste. Proprio in questi anni l'ingegnere Elvo Zornitta di Azzano Decimo (Pordenone), sposato, una figlia, viene indagato per gli attentati. L'accusa a suo carico si rafforza man mano che gli attentati proseguono. Il 2 aprile 2004 un accendino inesploso, avvolto in nastro adesivo nero, viene ritrovato dentro un inginocchiatoio nella chiesa di Sant'Agnese, a Portogruaro (Venezia). Il 21 novembre 2008 Zornitta chiede un risarcimento di 2,5 milioni di euro al poliziotto Ezio Zernar, accusato di aver manomesso il lamierino di un ordigno trovato integro e attribuito con certezza dagli investigatori a Unabomber. Dopo l'incidente provocato da Zernar, cade la prova che avrebbe potuto inchiodare Zornitta, quella del 'lamierino'. Una situazione che da il colpo di grazia al pool interforze, già minato da 5 anni di duro lavoro fatto soprattutto di indagini a vuoto, per una spesa totale di 10 milioni di euro. Il 17 marzo 2008 il Viminale scioglie con decreto il gruppo investigativo. Zornitta esce di scena, sebbene non siano pochi quelli che con difficoltà ignorano quegli indizi che porterebbero misteriosamente solo a lui. Infatti, oltre alla prova ormai evaporata delle sue forbici che avrebbero tagliato il lamierino dell'ordigno inesploso e alla sua passione per il fai-da-te che lo avrebbe portato ad allestire un laboratorio casalingo pieno dei più disparati strumenti, resta il fatto che gli attentati di fatto si sono fermati il giorno in cui Zornitta è stato arrestato.

Continua a leggere...

Eluana Englaro è morta, il padre: lasciatemi solo

Udine. A quattro giorni dal ricovero nella clinica "La Quiete" di Udine, mentre il caso che la riguardava aveva di fatto assunto, in un crescendo preoccupante, il sapore di un fatto che tirava in ballo le realtà istituzionali che regolano la vita del nostro Paese, sollevando difficili interrogativi circa la liceità o meno del fatto che uno Stato possa decidere sulla vita di un proprio cittadino quando quest'ultimo non è in grado di decidere per se stesso, Eluana Englaro è morta. Se n'è andata oggi, alle 20.10, dopo 17 anni passati in stato vegetativo, lasciando quegli interrogativi senza risposta in mano a un Senato diviso nella discussione del disegno di legge proposto dall'esecutivo con lo scopo di bloccare il processo di sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione forzata che la tenevano in vita da quando, il 18 gennaio 1992, un incidente stradale segnò per sempre la sua vita. A detta del neurologo Carlo Alberto Defanti, che seguiva Eluana da anni, la ragazza "ha avuto una crisi improvvisa, sulla cui natura dirà una parola certa l'autopsia che era già programmata". Sembra infatti che, sebbene di fatto la sospensione dell'alimentazione fosse già stata avviata, non era affatto previsto un così repentino peggioramento delle condizioni di salute della Englaro. Un fatto inatteso e sconcertante, che ha provocato scontri al Senato, appena dopo il minuto di silenzio rischiesto dal presidente Schifani. "Eluana è stata ammazzata" ha gridato il capogruppo del Pdl in aula al Senato Gaetano Quagliariello, ancora una volta ribadendo la posizione dell'esecutivo sul caso Englaro, la stessa che aveva quasi finito con il trascinare, nei giorni scorsi, il premier Berlusconi e il presidente Napolitano in un discusso braccio di ferro, provocato dalla decisione del CdM di procedere con l'approvazione in tempo record di un disegno di legge che obbliga alimentazione e idratazione per soggetti non autosufficienti, in sostituzione al decreto legge che Napolitano si era rifiutato di firmare. "Avrei ritenuto di prendere la parola in un altro modo, credevo di poter dire a nome di tutti quelli che sono qui e che in qualche modo hanno partecipato alla discussione in quest'aula che questo è il momento in cui, come padri e come madri, visto che c'eravamo assunta questa responsabilità, piangiamo Eluana. Non è così. Si sta compiendo sulla morte di Eluana l'ennesimo atto di sciacallaggio politico" ha affermato per tutta risposta la capogruppo Pd Anna Finocchiaro, fino a quando la rissa esplode e il presidente Schifani è costretto a sciogliere la seduta. Schifani (nella foto), visibilmente commosso, ha affermato: "È da mesi che diciamo che era necessario varare un provvedimento sul testamento biologico, mi spiace che l'iniziativa legislativa possa essere compiuta in un momento così doloroso. La nostra vicinanza al papà di Eluana l'abbiamo manifestata in tutti i momenti. Abbiamo il dovere di essere partecipi ma anche di decidere una volta per tutte". Fuori da questa cornice, in cui le istituzioni fanno autocritica e rivedono tristemente le proprie scelte, un padre piange la propria figlia. "Non voglio dire niente, ora voglio solo stare solo" ha affermato Beppino Englaro, che in questi 17 anni si era battuto perché la figlia, ormai ridotta in stato vegetativo, ottenesse quella pace che solo una sospensione dei trattamenti, a suo dire, poteva concederle. Una posizione aspramente criticata dal mondo cattolico, ancora una volta oggi dimostrata dalle parole del presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari Barragan, che ha auspicato il perdono del Signore nei confrondi di chi ha provocato il decesso della giovane Eluana.
Il caso Eluana Englaro - Il 18 gennaio 1992 Eluana Englaro, allora ventenne, è vittima di un incidente d'auto ed entra subito in stato vegetativo. Dopo un anno, i medici escludono qualsiasi speranza di ripresa, a fronte della degenerazione definitiva alla quale è andata incontro la regione superiore del cervello della ragazza. Nel 1994 Eluana entra nella casa di cura di Lecco Beato L. Talamoni, delle suore Misericordine. Deve essere alimentata con un sondino nasogastrico e idratata. Cinque anni dopo, nel 1999, il padere Beppino chiede al tribunale di Lecco di poter rifiutare l'alimentazione artificiale della figlia. Ma i giudici dicono no. Risale al 2000 la rivelazione fatta da Beppino all'allora presidente della Repubblica Ciampi secondo la quale la figlia Eluana aveva detto che non avrebbe mai accettato di vivere in quelle condizioni. Dopo l'ennesima respinta della richiesta da parte della Corte d'appello di Milano prima e della Corte di Cassazione dopo, nel 2007 la stessa Cassazione stabilisce che l'interruzione dell'alimentazione può essere autorizzata in presenza di due circostanze concorrenti: lo stato vegetativo irreversibile del paziente e l'accertamento che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento. Il 9 luglio 2008 la Corte d'appello di Milano autorizza la sospensione del trattamento, ma il 16 luglio Camera e Senato sollevano un conflitto di attribuzione contro la Cassazione, portando il caso in Corte Costituzionale. L'8 ottobre la Corte Costituzionale si pronuncia a favore di Cassazione e Corte d'appello. Il 3 febbraio Eluana lascia la casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco, dove si trova da quindici anni e viene portata alla casa di riposo La Quiete di Udine. Il 6 febbraio il governo in Consiglio dei ministri decide di varare un decreto che impedisce lo stop alla nutrizione e alimentazione della donna, ma il presidente della Repubblica non firma l'atto. L'esecutivo sceglie allora la via parlamentare con un disegno di legge da approvare a tappe forzate. Vengono sospese nutrizione e idratazione. Il 7 febbraio comincia la corsa in Parlamento per discutere una ddl lampo. Intanto gli ispettori inviati dal ministro Sacconi visitano la clinica e verificano alcune irregolarità di tipo amministrativo sull'uso della stanza. Il 9 febbraio, nel giorno del voto al Senato del disegno di legge, Regione e Procura decidono che non ci sono elementi per fermare il protocollo. Alle 20,10 Eluana Englaro è dichiarata deceduta.

Continua a leggere...

New York, aereo finisce nell'Hudson: tutti salvi

New York. Prima la consueta, triste riaccensione della paura di un attentato terroristico, poi la realizzazione che si è trattato solo di una tragedia scampata. New York ha temuto il peggio ieri sera, quando, alle 21.47 (ora italiana), il volo numero 1549 dell'Us Airways, decollato dall'aeroporto "La Guardia" e diretto a Charlotte, in North Carolina, ha dovuto effettuare un risicato ammaraggio nel fiume Hudson, una manovra lenta che ha permesso ai traghetti di prestare immediato soccorso ai 145 passeggeri e ai sei membri dell'equipaggio, traendoli tutti in salvo. A dichiarare che non ci sono state vittime è stata la Faa, l'ente federale per l'aviazione civile. Sembra che a provocare l'incidente, che ha costretto i piloti a effettuare il rischioso atterraggio di emergenza, sia stato l'urto, in fase di decollo, con uno stormo di oche, che sarebbero finite risucchiate dalle turbine fino a mettere fuori uso entrambi i motori, impedendo al velivolo di prendere quota. Proprio la lentezza della manovra effettuata dall'aeromobile ha permesso di chiarire che non si è trattato di uno schianto. I passeggeri sono stati tutti tratti in salvo e trasferiti in un edificio sulla 44ma strada di Manhattan. I testimoni hanno raccontato che dai soccorritori è stato dato l'immediato ordine di far salire sulle scialuppe prima le donne e i bambini. Alcuni passeggeri sono stati soccorsi mentre si trovavano aggrappati alle ali, mentre alcuni hanno usato gli scivoli di emergenza come gommoni. Le acque dell'Hudson, nel punto dell'incidente, sono gelide a causa della recente nevicata.
E gli Usa celebrano l'eroe "Sully" - Ricoperto da elogi di certo meritati, il pilota dell'A320, Chesley Burnett Sulleberger, ormai ribattezzato "Sully", è senz'altro l'eroe che ha cambiato le sorti di questo pericoloso incidente. Ex pilota militare ed esaminatore di piloti, Sulleberger, valutato di trovarsi a un'altezza di 975 metri, ha deciso in un istante che l'unica soluzione possibile per la salvezza sarebbe stato l'ammaraggio nel fiume Hudson. Ha quindi spento i motori, ha cercato la traiettoria più morbida possibile ed ha eseguito il coraggioso atterraggio nelle gelide acque del fiume che costeggia New York. Il sindaco Michael Bloomberg ha sottolineato come, nella straordinarietà dell'operato di Sully, ci sia anche l'aver controllato di persona che tutto l'aeromobile fosse stato evacuato al termine delle operazioni di salvataggio, percorrendo per due volte tutto il velivolo. Le autorità si sono messe all'opera per recuperare la scatola nera, in modo da chiarire le cause e la dinamica dell'incidente.

Continua a leggere...

La Nuova Alitalia decolla: sì ad Air France

Milano. Dopo lunghi mesi di attesa, l'atteso e discusso epilogo del processo di privatizzazione della compagnia aerea di bandiera alla fine sembra essere arrivato. Alitalia sarà "pilotata" da Air France, che entra nel capitale con una quota del 25%, con un investimento che ha visto un aumento di capitale riservato di 323 mln di euro. Un connubio sancito dal via libera del Cda, che di fatto ha accantonato una proposta, in realtà mai arrivata, da parte di Lufthansa. Un accordo "straordinario", "inusuale", come ha voluto apostrofarlo il presidente di Cai-Alitalia Roberto Colannino, perché arriva in un momento di difficile crisi economica e garantirà sinergie per 720 mln nei prossimi tre anni. Ma se è vero che da oggi Alitalia parlerà francese, è anche vero che, come sottolineato da Colannino, al management dell'Alitalia dovrebbe spettare "autonomia completa", dato che gli aspetti di governance e il nuovo Statuto sono tesi a lasciare la compagnia in mano italiana almeno per i prossimi quattro anni, nel corso dei quali varrà il lock up (alcuni pacchetti azionari vengono congelati per un periodo di tempo in modo che una buona percentuale delle azioni possedute da soci fondatori, amministratori e dirigenti resti bloccata ndr.) per le azioni di categoria A , sottoscritte dagli investitori Cai. Scaduto il periodo, Air France avrà un diritto di prelazione sulle quote eventualmente cedute dai soci italiani. Il decadimento del lock up avverrebbe invece in caso di quotazione in borsa, possibile a partire dal terzo anno. Per l'acquisto delle sue azioni di categoria B, Air France paga un sovrapprezzo di 40 milioni, e ad essa spetteranno tre dei diciannove consiglieri che comporranno il board della Nuova Alitalia e due membri del comitato esecutivo, che si aggiungeranno ai cinque di nomina italiana, e agli stessi Colaninno e Sabelli. Punti importanti dell'accordo, le opzioni di recesso a favore della Nuova Alitalia, se le sinergie dovessero essere inferiori al 50% dei 720 mln previsti per i prossimi tre anni, e di riscatto a favore della compagnia francese, se al termine degli otto anni di accordo Alitalia decidesse di non rinnovarlo. Sull'incerto futuro di Malpensa, che in questi mesi è stato al centro dei dibattiti, sembra che le idee siano chiare: "Malpensa sarà un hub", ha affermato Colannino, spiegando con soddifazione che sarà assicurata la "priorità strategica" sullo scalo milanese, scelta divenuta necessaria, come ha affermato l'ad Rocco Sabelli, in virtù della "struttura della domanda, che ci dice che l'hub dovrà essere a Milano". Ma prima di poter fare la "grande Malpensa", come l'ha chiamata l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, l'hub sarà Fiumicino, in quanto - ha evidenziato Sabelli - non c'è ancora un accordo "con gli enti locali e la società che gestisce gli aeroporti milanesi". Il destino di Linate sarà invece il ridimensionamento alla sola navetta Milano-Roma.
Lavoratori e sindacati divisi - Le prime ore del 13 gennaio, nel corso delle quali è previsto il battesimo della Nuova Alitalia, con il volo della prima aviolinea, potrebbero essere segnate invece dalle manifestazioni di quei lavoratori e sindacati che ancora una volta non ci stanno. A suscitare nuove lamentele sono le assunzioni del personale della precedente Alitalia e l’esternalizzazione di alcuni servizi, come le pulizie. Ma, stavolta, sembra che l'eterogeneità sia molto più palese che in precedenza: se i rappresentanti del Sdl sono decisi nella lotta per stroncare la creatura sul nascere e hanno già proclamato assemblee e scioperi, le quattro organizzazioni aderenti alle grandi confederazioni sindacali non rinunciano a trattare, pur concedendosi pesanti critiche.
Aggiornamento - 14.36 - Sebbene non siano mancati retroscena in grado di far presagire male, alle 6.10 di questa mattina il primo volo della nuova aviolinea, l'AZ-676 per San Paolo del Brasile, è partito senza troppi problemi. Insomma, niente e nessuno ha impedito il debutto della nuova compagnia, anche se nei fatti il "battesimo" della Nuova Alitalia è avvenuto nel segno della protesta. A Malpensa, poche ore dopo il promo decollo, i sindacati di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil, Ugl e SdL hanno indetto una protesta per chiedere al governo la liberalizzazione dei diritti di traffico. Protesta che è diventata causa di alcuni ritardi, ma nessuna cancellazione, a differenza di quanto avvenuto a Linate, dove sono stati annullati 11 voli, non tutti della nuova Alitalia.
Lufhtansa non cede: puntiamo al mercato italiano - Lufhtansa non si dà per vinta. La sua portavoce, Claudia Lange, ha ribadito che resta nelle intenzioni della principale compagnia tedesca l'ingresso nel mercato interno italiano. Lange ha lasciato intendere che questa presa di posizione può essere intesa come una richiesta di concessione di slot sulla tratta particolarmente lucrativa tra Roma e Milano.

Continua a leggere...

Scuola e sicurezza, cori di protesta contro i tagli

Torino. Che si sia trattato di una tragica "fatalità", come affermato da Berlusconi, o di disastro colposo e omicidio colposo a carico di ignoti, come recita il fascicolo aperto dalla procura di Torino, la tragedia che sabato 22 novembre ha visto lo studente 17enne Vito Scafidi perdere la vita per il crollo di un controsoffitto al liceo "Darwin" di Rivoli (Torino) e altri quattro suoi compagni rimanere gravemente feriti, ha fatto divampare la protesta contro i tagli all'istruzione previsti dalla riforma della scuola, e contro un sistema di sicurezza, nelle scuole come in tutti i luoghi di lavoro, estremamente vacillante perché poco sottoposto al controllo delle istituzioni competenti. Nella giornata di oggi, a Torino, si è levato un corteo di solidarietà nei confronti degli studenti del liceo "Darwin", culminato con l'irruzione dei manifestanti all'interno del Cinema Massimo, in cui erano in corso le proiezioni del Torino Film Festival diretto da Nanni Moretti. Ai cori "vergogna, vergogna", che non hanno mancato di creare momenti di tensione tra gli studenti e il pubblico della kermesse, lo stesso direttore Nanni Moretti ha risposto affermando di non poter far altro che "comprendere" e "unirsi al lutto per quanto avvenuto a Rivoli". Il corteo si è poi diretto alla Prefettura del capoluogo piemontese. Il sostegno alla causa di genitori e studenti è arrivato dalle più disparate realtà istituzionali, compatte nella lotta contro una "realtà da terzo mondo", come l'ha definita il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che ha affermato: "La scuola non può essere un luogo di morte e di dolore. Dovrebbe essere il luogo della vita e della crescita civile e culturale di un paese. Il sindacato ha più volte denunciato la situazione fatiscente degli edifici scolastici nel nostro Paese. È una situazione che riguarda nord, centro e sud senza distinzioni". La denuncia è arrivata persino dal leader della Destra ed ex ministro nel precedente governo Berlusconi, quando ha definito "bestemmia" l'affermazione del premier, che intervenendo sulla tragedia della scuola di Rivoli aveva parlato di "drammatica fatalità" che "poteva succedere anche in un'abitazione, non c'erano indizi di pericolosità". Il commento di Storace è stato lapidario: "Anzichè tagliare fondi alla scuola o regalare quattrini a Gheddafi, il governo pensi a renderla sicura. In Italia si muore sul lavoro e si muore a scuola. In Abruzzo solo l'8 per cento delle scuole è in regola. Quante altre fatalitá dobbiamo attendere?". Dal canto suo, il comitato di studenti che ha organizzato il presidio, ha precisato che la vicenda di Rivoli non è stata strumentalizzata, e che la sua protesta è rivolta ad "anni di tagli da parte di governi di tutti i colori", che "hanno contribuito all'abbandono e alla fatiscenza delle strutture pubbliche". Nella giornata di Martedì , diecimila istituti prenderanno parte alla IV Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole, promossa da Cittadinanzattiva. Un evento teso ad avvicinare i giovani alla cultura della sicurezza e indirizzato a richiamare le istituzioni, le sole sui cui grava l'onere di perseguirla e farla rispettare.
Gelmini: è anche protesta politica - 24/11/2008 - Ospite a Mattino Cinque, la Gelmini, intervistata oggi da Claudio Brachino, dopo aver promesso un'intensificazione dei controlli sulla sicurezza nelle scuole d'Italia (ha parlato di una task force, che potrà contare sull'aiuto del capo della Protezione civile Bertolaso, con lo scopo di agire per una messa in sicurezza delle 10 scuole più insicure del Paese), non ha mancato di andare all'attacco di opposizione e mezzi di informazione, ribadendo che anche dietro le manifestazioni di ieri si cela l'intento del mondo politico di strumentalizzare lo scontro di piazza. Il ministro è tornato nuovamente sui punti della riforma che porta il suo nome, un tema bollente, a proposito del quale più volte l'esecutivo ha denunciato la cattiva informazione operata dai mezzi di comunicazione.
Quei tagli che "non ci saranno" - Negli ultimi mesi, il governo ha più volte smentito le voci che parlavano di tagli all'istruzione, spiegando che “di fronte alla sovrabbondanza del corpo insegnante è impossibile fare investimenti strutturali e didattici" e sottolineando come una delle principali ragioni dell’urgenza del decreto siano proprio il costo del lavoro, che impedisce rinnovi contrattuali e innovazione tecnologica, e gli stipendi troppo bassi. I principi che ispirano il decreto sono innovazione, meritocrazia e rinnovo generazionale. Nessuno sarà mandato a casa. Solo coloro che hanno raggiunto l’età di pensionamento e che impediscono il così detto turn over, dovranno lasciare le scuole ma in un periodo esteso in tre anni (attualmente ci sono insegnanti che vanno in pensione a 72 anni).
Un tempo pieno a favore del reinserimento - Sarà proprio il tempo pieno previsto dal decreto, secondo il gioverno, a favorire il reinserimento del personale docente. “Considerando una media di 21 alunni per classe – ha detto Berlusconi - in cinque anni riusciremo ad avere quasi 6.000 classi in più di tempo pieno. Passando da più insegnanti a uno, quindi, possiamo avere più docenti da utilizzare nel tempo pieno, che può aumentare del 50%”.

Continua a leggere...

Senato, sì al decreto Gelmini, scontri a Roma

Roma. Quella di oggi è stata una giornata ad alta tensione, come previsto. Mentre a Roma gli studenti hanno proseguito imperterriti il sit in davanti all'ingresso di Palazzo Madama e la protesta delle scuole italiane non ha accennato a placarsi, tra occupazioni, autogestione, lezioni a cielo aperto nelle piazze e in certi casi persino tafferugli con le forze di polizia, nell'Aula del Senato, in presenza di un ministro dell'Istruzione attento e sicuro del lavoro svolto, i gruppi parlamentari hanno dato il via alle dichiarazioni di voto. E alla fine, la lunga e difficile maratona del decreto Gelmini, giunto al rush finale con il voto al Senato, si è conclusa a suo favore, con 162 voti favorevoli, 134 contrari e 3 astenuti. Il discutissimo decreto 137 del 2008, che porta il nome del ministro dell'Istruzione, è stato convertito in legge, sotto gli occhi soddisfatti di Mariastella Gelmini, che ha affermato: "La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell'educazione". Secondo la Gelmini "provvedimenti come il voto in condotta contro il bullismo, l'introduzione dell'educazione civica, dei voti al posto dei giudizi, il contenimento del costo dei libri per le famiglie e l'introduzione del maestro unico sono condivisi dalla gran parte degli italiani". Alla soddisfazione si è unito il premier Silvio Berlusconi, che ha applaudito il "grande risultato" e ha bacchettato la sinistra, responsabile, a suo dire, dell'inganno degli studenti in piazza, che secondo il Cavaliere hanno frainteso le proposte del governo cadendo vittime di "una truffa combinata alle loro spalle". La sinistra, dal canto suo, ha lottato fino alla fine per impedire che il decreto ottenesse il via libera. Ancora questa mattina, durante le dichiarazioni di voto, l'esponente del Pd Anna Finocchiaro ha criticato la linea intrapresa dal ministro Gelmini, affermando che "di queste giornate colpisce il disprezzo per le ragioni degli altri" e avvertendo, a nome dell'opposizione, che "non è finita qui". La maggioranza si è dimostrata compatta fino alla fine, a fronte di un periodo di agitazioni in tutta Italia che lasciavano pensare ai primi segni di mancata fiducia riposti nel governo Berlusconi. La Lega, nel suo discorso in Aula, ha ribadito il proprio appoggio al decreto Gelmini, non lasciandosi tuttavia sfuggire un rimprovero per quanto rilasciato dal ministro in un'intervista al Corriere giorni fa, quando si era volutamente paragonata al candidato alle presidenziali Usa Barack Obama. Questo, ha detto il presidente dei senatori del Carroccio Federico Bricolo, francamente non gli è piaciuto.

Continua a leggere...

Superenalotto, centrato a Catania il '6' da 100 mln

Dopo 6 mesi e 77 concorsi, il jackpot da 100 milioni sbarca in Sicilia. Centrato a Milano un '5+1' da 3,7 milioni di euro. E l'Erario gioisce

Catania. Si è parlato per intere settimane di febbre da Superenalotto, un fenomeno che aveva contagiato tutti gli italiani, senza distinzioni, attirati da un jackpot cresciuto smisuratamente a causa di un '6' che non veniva centrato da ben 6 mesi e 77 concorsi. Ma alla fine, la dea bendata ha arrestato il lungo viaggio, consegnando agli increduli vincitori il tesoro da 100 milioni e 756mila euro. Quella che è la vincita più alta nella storia dei giochi in Italia, è stata riscossa a Catania, alla ricevitoria Giunti in via Mario Rapisarda 418, in un quartiere popolare periferico in prossimità della chiesa della Sacra Famiglia. A premiare i vincitori, una fortunata serie di numeri apparentemente senza un filo logico che li tenga uniti: 7 - 20 - 21 - 74 - 75 - 81. Jolly: 33. Superstar: 10. Ma, si sa, il gioco d'azzardo è questo e non si può pretendere di trovare una spiegazione valida a un risultato frutto del caso. Del resto, calcolatrice alla mano, le probabilità di azzeccare la sestina giusta erano una su oltre seicento milioni. In pratica, era più probabile che un asteroide precipitasse sulla terra, piuttosto che riuscire a centrare l'agognato '6'. Ma cento milioni di euro non possono che far gola a tutti. E' così solo l'Erario, in queste settimane, ha annotato con non poca soddisfazione che gli italiani hanno speso oltre 5 volte la cifra del Superpremio nel tentativo di accaparrarselo. Il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, in merito alla vittoria dei suoi concittadini, ha affermato: " Mi auguro che si tratti di una vincita effettuata da più giocatori e che provengano dai quartieri più poveri di Catania. Spero che il fortunato vincitore, così come avviene in altri Paesi, per esempio negli Usa, senta il dovere morale di fare qualcosa per la comunità".
Gli altri vincitori - Non è mancato nemmeno un '5+1' da 3,7 milioni di euro, centrato a Milano nella Caffetteria 2000 in via Varesina 35. Il '5' è stato centrato da 77 giocate, a cui vanno 36.596 euro ciascuna, mentre il '4 Stella' è stato azzeccato da 26 giocate, per una vincita di 33.378 euro l'una. Il '6' riparte da 20 milioni di euro.

Cosa fareste con 100 milioni di euro in tasca? Lasciate i votri commenti

Continua a leggere...

Studenti pronti al rush finale contro la Gelmini

Roma. "Tenere fuori la Gelmini dalle scuole". Lo slogan, intonato ormai da settimane da studenti, genitori e professori e diffuso attraverso una rete fittissima che va da internet alle piazze di tutta Italia, è tanto inequivocabile quanto lo spirito battagliero che anima chi vuole bloccare l'avanzata del decreto Gelmini verso l'approvazione e conseguente conversione in legge al Senato prevista per il 31 ottobre. Proprio il pensiero che questa data sia vicina contribuisce ad aggiungere legna al fuoco, alimentando una protesta che dura ormai da molti giorni. E per il 30 ottobre non a caso è prevista la madre di tutte le battaglie, il culmine delle decise manifestazioni contro la riforma scolastica del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. L'obiettivo dei collettivi studenteschi è quello di creare una saldatura fra tutte le azioni di lotta fino al giorno finale. Un piano che sarà messo in atto a partire dal prossimo giovedì, quando le organizzazioni di sinistra Unione degli Studenti e Rete degli Studenti procederanno con l'occupazione e autogestione delle scuole superiori. Dal canto suo, la Gelmini ha replicato: "non sto zitta ma procedo con grande rispetto anche per coloro che manifestano un dissenso". Il ministro dell'Istruzione può contare sulla presa di posizione di una maggioranza che si è letteralmente chiusa a riccio, nel tentativo di blindare con tutti i mezzi a disposizione il decreto 137 che, dopo l'approvazione con voto di fiducia alla Camera avvenuta mercoledì 8 ottobre, oggi sarà congedato dalla commissione Istruzione del Senato e inviato in aula. Il governo ha parlato chiaro, chiedendo che non si pongano ostacoli al decreto, in modo che possa essere votato in aula tra mercoledì e giovedì della prossima settimana. L'opposizione ha presentato 235 emendamenti e 40 odg che dovrebbero essere esaminati nel corso della seduta di oggi, ma è prevedibile che non saranno accolti.
I sindacati: senza disponibilità dal governo, protesteremo - "Abbiamo chiesto di aprire una discussione alla luce del sole, ma senza un segnale di disponibilità, noi ovviamente faremo lo sciopero e anche altre proteste". Senza mezzi termini, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha espresso, a nome del sindacato, profonda delusione per la mancata disponibilità al dialogo sul decreto dimostrata dal governo. Sulla stessa lunghezza d'onda Francesco Scrima, il leader della Cisl scuola (il maggior sindacato di categoria), che ha affermato: " Noi eravamo pienamente disposti a discutere, anzi, dopo il colloquio tra il ministro e il Capo dello Stato ci attendevamo un atto di distensione. Invece non ci hanno nemmeno considerato. I tagli quelli erano e quelli sono. A questo punto, se adesso scoppia la santabarbara delle proteste che pretendono?".

Continua a leggere...

Morti sul lavoro, la scia di sangue non si ferma

Roma. Non sono bastati i drammatici incidenti sul lavoro di giovedì, con il tragico bilancio di 6 vittime in sole 24 ore, tra le quali tre operai morti a Firenze dopo aver effettuato un volo di quaranta metri senza imbracature da un pilone sull'autostrada A1, un operaio rimasto ucciso a Perugia mentre lavorava su un carrello per la manutenzione della linea aerea ferroviaria e un giovane deceduto dopo essere caduto nel pozzo della discarica comunale a Genova. La scia di sangue ha tragicamente macchiato anche questo venerdì. Solo nella giornata di oggi, infatti, si contano 4 morti e 2 feriti. La prima vittima è stato un operaio del Leccese che, secondo le informazioni fornite dai vigili del fuoco, è precipitato insieme ad un collega - quest'ultimo rimasto ferito - in un condotto di estrazione dei fumi in un oleificio. Nel pomeriggio è stata la volta di un imprenditore edile, Piero Vezzoli, 48 anni, morto a Carlazzo (Como) schiacciato da una gru. Secondo una prima ricostruzione dell'accaduto, Vezzoli si trovava con un muratore e stava spostando la gru quando improvvisamente si è spezzato il cavo d'acciaio che la teneva legata a un autocarro, schiacciandolo. Trasportato in gravissime condizioni all'ospedale di Menaggio, è deceduto tre ore dopo. Due persone hanno perso la vita in Friuli: Fabio Sovran, 33 anni, operaio, è morto dopo un volo di 8 metri da una lastra di eternit che avrebbe ceduto, circostanza che ora sarà sottoposta alle indagini dei Carabinieri, mentre Carlo Corazza, 69 anni, camionista, è morto all'ospedale di Pordenone, dove era stato ricoverato in prognosi riservata dopo essere rimasto intrappolato tra un camioncino carico di ghiaia, il cui freno a mano forse aveva ceduto a causa della pendenza del terreno, e un muretto. La triste giornata è stata chiusa dalla fiammata in una raffineria di Cremona. Un operaio romeno di 21 anni è stato travolto da una fiammata mentre si occupava dello svuotamento di un serbatoio contenente idrocarburi. Trasportato al centro ustioni dell'ospedale di Cremona, il giovane ha riportato gravissime ferite ed ora è in prognosi riservata. I tragici eventi di questi giorni hanno spinto Cgil, Cisl e Uil a lanciare una dura condanna e a proclamare uno sciopero, lamentando il mancato rispetto delle necessarie misure di sicurezza, la cui assenza era stata già segnalata diverse volte.
Lo spettro che minaccia il Belpaese - Il Pennarello giallo ha affrontato tempo fa il triste tema degli incidenti sul lavoro, con un articolo pubblicato sul giornale online SettimoPotere, che potete consultare cliccando sul link qui si seguito:

Continua a leggere...

Niente luce e vigili a piedi, Catania rischia la crisi

Il capoluogo etneo sull'orlo di una crisi finanziaria causata da sperperi e organici gonfiati. L'ex sindaco Scapagnini sbotta: "E che c'entro io?"

Catania. "Chi di munnizza ferisce di munnizza perisce". Girando per il salotto buono della città di Catania, a ridosso dei cassonetti di spazzatura rovesciati dai dipendenti di una delle cooperative di netturbini senza stipendio da un mese, non si può far altro che raccogliere tristi e negativi commenti rilasciati dai passanti sulla disperata condizione di dissesto finanziario nella quale versa il capoluogo etneo. Stanca di aspettare il pagamento delle bollette che mai arriva, l'Enel ha tagliato la luce a molti lampioni cittadini. I vigili sono costretti a girare a piedi per la mancanza di soldi per la benzina, e i cittadini si ritrovano con un debito municipale di ben 3.379 euro a testa. Una città finita sull'orlo del crac a causa di ingiustificati sperperi e organici gonfiati, irregolarità che i magistrati contabili della Corte dei Conti non avevano mancato di denunciare già nel giugno scorso, quando avevano rilevato una "carente attendibilità delle scritture contabili", nonché "indeterminatezza delle risorse" e "insufficienza delle risorse destinate al bilancio 2003", con una conseguente situazione giudicata "fortemente compromessa" per la "mancata tempestiva soluzione dei gravi problemi manifestatisi ben prima del 2003". La stessa Corte dei Conti aveva poi precisato che la Sovrintendenza aveva verificato l'appartenenza al "patrimonio indisponibile" di quegli immobili che il Municipio aveva deciso di vendere per sanare il bilancio. Del resto, all'amministrazione catanese sono imputabili altri indimenticabili tentativi di tappare buchi, come "il dirottamento alle casse catanesi di soldi tolti dai fondi dell'8 per mille per pagare tra l'altro i ballerini brasiliani che avevano danzato sotto l'Etna per la gioia di Surama De Castro, la bella carioca che allietava il primo cittadino" (Gian Antonio Stella su Corriere.it). Anche stavolta, d'altra parte, sembra che i responsabili siano impossibili da rintracciare: se è vero infatti che dall'aprile del 2000 e fino a tre mesi fa il municipio è stato governato dalla destra facente capo a Umberto Scapagnini, lo stesso ex sindaco, nel corso della riunione convocata dal suo successore e di fronte a tutti i parlamentari cittadini, si è espresso con un sonoro "io non c'entro", spiegando che "la situazione era già grave prima e noi siamo stati martirizzati dal governo di centrosinistra che ci faceva arrivare in ritardo i finanziamenti. Colpa loro e della Sovrintendenza, che ha impedito che vendessimo degli immobili che ci avrebbero permesso di tenere i conti in ordine". Scapagnini si è limitato solo a esprimere la propria approvazione per fare una commissione di inchiesta. Intanto, mentre il cerino viene tristemente passato da una mano all'altra per la paura di scottarsi, la crisi è alle porte. Lo ha detto chiaramente lo stesso successore di Scapagnini, l'attuale sindaco ed esponente di An Raffaele Stancanelli, che in una recente lettera chiede aiuto a Berlusconi per "la difficilissima e gravissima situazione in cui versa il Comune di Catania per l'enorme situazione debitoria che ho ereditato e che ammonta a euro 357.000.000 a cui va aggiunto l'indebitamento complessivo delle società partecipate pari, al 31/12/2007, a euro 100.511.475; ed in queste somme non è compreso il debito residuo". Quest'ultimo porterebbe il debito a oltre un miliardo e sette milioni di euro. Stancanelli è stato confortato da Berlusconi, ma teme per Catania un fine settembre disastroso, a causa di una situazione estremamente difficile da risolvere, che "pesa come un macigno sulla città". E chissà che - perdonatemi la dose di cinismo - il cartello "si vende" attaccato alla statua dell'elefante, il simbolo della città (chiamato u Liotru dai catanesi), nonché l'inserimento dell'annuncio su ebay "causa dissesto finanziario, vendesi statua raffigurante un elefante conosciuta come u Liotru, questa splendida opera realizzata dal Vaccarini sarà motivo di vanto e invidia per il vostro vicinato" non sia l'unica, disperata strada da prendere per cercare di smaltire il pesante macigno.
Altri articoli sul capoluogo etneo: La festa di Sant'Agata in mano a Cosa Nostra

Continua a leggere...

Big Bang a Ginevra, il Cern brinda: "Funziona tutto"

Ginevra. Non sono bastati i timori di una folta schiera di scienziati, guidata dal chimico tedesco della Eberhard University, Otto Rossler, e tanto di ricorso alla Corte Europea dei diritti umani, a fermare l'esperimento dei ricercatori del Centro di Ricerche Nucleari (Cern) di Ginevra, la realizzazione di un progetto ritenuto da molti pericoloso per il pianeta, ma di indubbia portata storica. E alla fine, il fatidico evento si è concluso senza problemi. Il Large Hadron Colider (Lhc), la più grande macchina mai costruita al servizio della fisica, è stato avviato alle 9:45 di questa mattina, quando un fascio di protoni, il primo dei due previsti, è stato sparato ad una velocità prossima a quella della luce ed ha compiuto un giro completo lungo l'anello di 27 kilometri della macchina. Un lampo di particelle, generatosi mentre i protoni attraversavano il gas residuo presente nel Cms (il rivelatore di uno dei quatro esperimenti ndr.) ha permesso di rilevare la perfetta funzionalità dell'Lhc. La prima fase dell'esperimento è stata quindi completata con successo, tra la gioia dei ricercatori di Ginevra, che hanno condiviso i minuti di tensione e il successivo entusiasmo con gli scienziati dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (infn) di Roma in costante collegamento. Dalla prima tappa alla seconda il passo è stato breve. Un nuovo fascio di protoni, in direzione opposta a quella del primo, è stato iniettato nell'Lhc dagli scienziati, completando il giro dell'anello a "tappe forzate", cioè con rallentamenti e successive accelerazioni dei protoni, che durante il percorso sono stati bloccati e poi rilasciati da schermi simili a lastre fotografiche. Non potevano mancare entusiasmo e speranza nelle parole del direttore generale del Cern di Ginevra, Robert Aymar, che auspica grandi scoperte future, a partire da questi esperimenti. Anche l'ex direttore generale del Cern, l'italiano Luciano Maiani, ha espresso profonda soddisfazione per l'ottimo risultato, e il presidente dell'Infn Roberto Petrozio ha commentato:" Quello di oggi è un lancio del microcosmo che promette di avere un'importanza fondamentale per la fisica". L'obiettivo finale, auspicato dai ricercatori del Cern, è quello di vedere materializzarsi il bosone di Higgs, chiamato anche "particella di Dio", una particella inafferrabile che spiega l'esistenza della massa, mai individuata, ma solo ipotizzata dallo scienziato scozzese Peter Higgs. In sostanza si spera di ricreare le condizioni del Big Bang che ha generato l'universo svelando i misteri della fisica particolare. E quello che si presenta come il progetto più ambizioso della fisica moderna, sembra viaggiare su una buona corsia. Gli scienziati contrari, per questa volta, hanno dovuto abbassare le armi, sebbene la loro battaglia era motivata da una posta in gioco - a loro avviso - troppo alta: gli "scettici" sostenevano che le collisioni di energia scatenate dal super acceleratore avrebbero potuto generare buchi neri, con il rischio che la Terra venisse risucchiata da uno di essi. Ma il Cern, ora ancora più sicuro perché forte di un grande successo, continua ad assicurare l'assenza di qualunque rischio e l'assoluta sicurezza dell'Lhc. D'altra parte, ad escludere il rischio del pericolo buchi neri è stato anche l'astrofisico Stephen Hawking, il più celebre scienziato vivente, "maestro del tempo" e scopritore dei segreti dei buchi neri, che ha sottolineato come in natura questi fenomeni accadono frequentemente senza conseguenze catastrofiche. Lo stesso Hawking, poi, ha affermato che crede e spera nel fallimento di questi esperimenti, spiegando che, sebbene il super acceleratore sia davvero in grado di sprigionare una energia tale da poter trovare il bosone di Higgs, "sarebbe più eccitante se non lo trovassimo. Dimostrerebbe che c'è qualcosa di sbagliato nelle nostre idee e che dobbiamo pensare di più per trovare altre spiegazioni".


Nella foto a lato: la ricostruzione grafica dell'acceleratore, un anello sotterraneo lungo 27 chilometri a cento metri di profondità al confine tra
Francia e Svizzera (foto da Sky)



A sinistra: anche il motore di ricerca Google, come di consueto, ha voluto sottolineare l'importante evento, modificando per l'intera giornata del 10 settembre 2008 il proprio logo con l'aggiunta dell'immagine dell'Lhc.

Continua a leggere...

Addio a Funari, eroe televisivo fuori dagli schemi

Milano. E' passato alla storia, tra le tante sue peculiarità, come il ribelle della televisione italiana, artefice di una forma di comunicazione che preferiva la mimica corporea all'eloquio. Di scompiglio, nella piatta e omologata scatola televisiva, ne ha portato a dismisura, distinguendosi sempre e aggiudicandosi di diritto il titolo di inventore del talk-rissa. Ma, a dispetto della sua turbolenta carriera, Gianfranco Funari ha preferito andarsene con compostezza, spegnendosi silenziosamente sabato mattina all'ospedale San Raffaele di Milano, dove era ricoverato da 5 mesi per gravi problemi cardiaci e polmonari. "E' rimasto cosciente fino alla fine", ha raccontato la moglie in una telefonata allo speciale "Ciao Gianfrà" su Italia 1, dicendo che si era perfino risvegliato dal primo coma, ma che non si è più ripreso dal secondo. Funari aveva 76 anni. Nacque a Roma nel 1932 e debuttò nel 1967 al Derby di Milano. Comparve in tv come conduttore televisivo per la prima volta nel 1980 con il programma "Torte in faccia". La sua carriera ricevette una batosta negli anni novanta, quando fu allontanato dal gruppo Fininvest a seguito di una polemica con Berlusconi, ma non si incrinò minimamente, anzi, Funari rivelò la sua scaltrezza, rispondendo con "Zonafranca", una trasmissione in onda su 75 emittenti locali. Poi tornò a Retequattro per presentare "Funari news", "Punto di svolta" e "L'originale". Nel '96 condusse su Raidue il contrastato talk show politico "Napoli Capitale", proseguendo la sua carriera fino al 2005, quando ebbe il primo problema di salute e dovette subire un delicato intervento al cuore. La sua ultima avventura risale al 2007, quando ha condotto "Apocalypse Show" sui temi ambientalisti, un'avventura che non andò secondo le aspettative.
Padre di un linguaggio corrosivo e a tratti volgare - Precursore in Italia del reality, del talk-rissa, della televisione fuori dagli schemi, il personaggio Funari si è impostato sin dalla sua comparsa come il padre ribelle di una vis polemica quasi impareggiabile. Lo caratterizzava un linguaggio corrosivo, che sapeva non mancare di una certa dose di volgarità, ottenuta dall'uso di quel caratteristico romanesco marcato, che portò l'antropologa Ida Magli ad affermare che "Funari fa diventare volgare anche un mazzolino di viole".

Continua a leggere...

Emanati i dl su sicurezza e rifiuti, scontri a Napoli

Napoli. A due giorni dal primo Consiglio dei ministri "operativo" del Berlusconi IV, indetto lo scorso 21 maggio nella Prefettura di Napoli, ieri sono arrivati i primi frutti, con l'emanazione da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dei decreti legge sulla sicurezza e sull'emergenza rifiuti. Ma il dl riguardante il caso rifiuti non ha mancato di generare una situazione difficile: l'emanazione del provvedimento, che ha comportato l'individuazione delle discariche di Chiaiano e Terzigno (Napoli), Savignano Irpino e Andretta (Avellino), Ferrandelle a Santa Maria La Fossa e Cava Mastroianni in località Torrone a Lo Uttaro-Caserta (Caserta), Serre (Salerno) e Sant'Arcangelo Trimonte (Benevento), destinate allo sversamento delle migliaia di tonnellate di immondizia, ha infatti riacceso la tensione nel Napoletano. I primi incidenti tra polizia e manifestanti si sono verificati a Chiaiano, per un bilancio di dieci contusi e cinque fermi, secondo quanto riferito dai rappresentanti dei comitati anti-discarica. Proprio secondo questi ultimi, ai quali si uniscono voci non confermate, la polizia partenopea avrebbe adottato una linea dura tale da non desistere nemmeno dal caricare un gruppo in cui erano presenti anche donne e bambini. Ma la polizia nega che gli agenti abbiano commesso simili atti. Nella mattinata di oggi, un ragazzo è caduto da un parapetto ed è ora in gravi condizioni, mentre un agente è rimasto ustionato da una molotov. Solo nel pomeriggio, fortunatamente, la tensione si è allentata, e le circa 6 mila persone che hanno preso parte alla manifestazione anti-discarica hanno protestato pacificamente.
Maroni: reazione prevedibile, ma decisione saggia - Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha dichiarato che era prevedibile la reazione dei cittadini di Chiaiano di fronte al decreto legge sui rifiuti, ma ha precisato che "nel provvedimento abbiamo preso la decisione saggia di mettere una discarica in ogni provincia: è chiaro che non fa piacere avere una discarica sul proprio territorio, ma è un principio di equità, una scelta di democrazia".
E Bertolaso tuona: chiudere questa vicenda - Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai rifiuti, Guido Bertolaso, sottolineando la criticità della situazione, ha ribadito la saggezza del provvedimento sull'emergenza rifiuti, affermando:" Dobbiamo smetterla con le favole, con questo decreto legge intendiamo porre la parola fine a una vicenda che lo stesso presidente Napolitano in maniera ottimista e benevola ha definito penosa".

Continua a leggere...

Delitto di Cogne, 16 anni di carcere alla Franzoni

La Cassazione conferma la condanna a 16 anni di carcere ad Anna Maria. La difesa: "Non finisce qui". Soddisfatto il Ris di Parma

Roma. Stavolta, la tragica vicenda del delitto di Cogne potrebbe essere davvero arrivata al suo epilogo. Ieri, dopo circa tre ore e mezza di camera di consiglio, la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 16 anni di carcere ad Anna Maria Franzoni, accusata dell'omicidio del figlio Samuele di tre anni avvenuto il 30 gennaio 2002, confermando in questo modo la sentenza emessa dalla corte di assise di appello di Torino nell'aprile del 2007. In risposta alla sentenza, la procura generale di Torino si è subito mobilitata, emettendo il provvedimento di esecuzione della condanna, quindi l'ordine di cattura. L'atto è stato firmato dal sostituto procuratore generale Vittorio Corsi, il magistrato che aveva sostenuto l'accusa al processo d'appello. Ad eseguire l'ordine di arresto sono stati poi i carabinieri della compagnia di Vergato, che lo hanno notificato ad Anna Maria a Ripoli Santa Cristina, sull'Appennino Modenese. La Franzoni è stata portata in una cella della sezione femminile nell'istituto penitenziario Dozza di Bologna. Il verdetto della Cassazione è arrivato dopo che erano state dichiarate infondate anche le due questioni di legittimità costituzionale avanzate dalla difesa. La richiesta presentata dal sostituto procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani era stata chiara: con "umana sofferenza ma con giuridica certezza" - aveva affermato Ciani - chiedeva di "confermare la condanna a 16 anni di carcere". Adesso il consigliere relatore Emilio Gironi avrà trenta giorni di tempo per depositare le motivazioni del verdetto di Piazza Cavour.
Il fronte della difesa: "Non finisce qui" - Amareggiata e addolorata, la difesa tuttavia non si butta giù. "Speravamo molto in un esito differente ma la battaglia non finisce qui" ha commentato l'avvocato Paolo Chicco, uno dei penalisti difensori della Franzoni. E ha proseguito: "Ci sono ancora strumenti giudiziari che possiamo utilizzare: nel corso del procedimento Cogne-bis sarà possibile intervenire per la ricerca effettiva della verità". Ed è stato un commento carico di dolore anche quello espresso dall'avvocato Carlo Taormina, ex difensore di Anna Maria, che non ha esitato un attimo a denunciare che "se ne va in carcere un' innocente", condannata solo perchè "non si è trovato un altro colpevole".
Il Ris di Parma: "Giustizia è fatta" - Il reparto di investigazioni scientifiche dei carabinieri di Parma, che ha partecipato alle indagini nella baita di Cogne, si è detto soddisfatto dell'epilogo al quale è approdato il caso del delitto del piccolo Samuele. "La sentenza - ha detto infatti il colonnello all'Adnkronos - rende merito al lavoro rigoroso e scrupoloso del Ris di Parma".
L'opinione di Bruno Vespa: "E' stata lei, ma non lo sa" - Bruno Vespa, che ha dedicato ben 6 anni di puntate del programma Porta a Porta al caso del delitto del piccolo Samuele, pur dimostrando commozione per la triste conclusione di questa vicenda, che ha visto una mamma lasciare due figli piccoli per dover andare in prigione, ha affermato che a suo avviso è stata lei l'autrice dell'omicidio del figlio. Ma ha precisato:" Il problema è in quali condizioni lo ha fatto. Questo resta un grande mistero ed è il motivo per cui la gente si è tanto appassionata alla vicenda. Il caso Cogne è unico al mondo, non ne esiste uno simile. Un’imputata che per anni conferma lucidamente la stessa versione dei fatti. Resterà un caso di scuola e verrà studiato a lungo".
Leggi il primo articolo sul delitto di Cogne pubblicato sul Corriere della Sera il 31 gennaio 2002

Continua a leggere...

Rifiuti, Saviano: monnezza alta come due Everest

Dal Festival del Cinema, lo scrittore Saviano assiste con rabbia al caos rifiuti, e ne denuncia i responsabili. A breve convocato un Cdm a Napoli

Cannes. Mentre l'emergenza rifiuti a Napoli e provincia non accenna a placarsi, con l'intero Napoletano che ha trascorso un'altra terribile notte tra incendi, blocchi stradali e un totale di 3 mila 500 tonnellate di immondizia sparse per le strade, lo scrittore Roberto Saviano, direttamente dal Festival del Cinema, in cui è presente per accompagnare il film di Matteo Garrone "Gomorra" tratto dal suo romanzo, non ci pensa due volte a bacchettare i responsabili del caos rifiuti, giunto terribilmente all'apogeo: "I boss ragionano come manager e la camorra gestisce un impero del crimine di cui i rifiuti sono uno dei settori più redditizi e in maggior espansione", afferma lo scrittore nonché cottadino impegnato, che non ha mai evitato di mettere a repentaglio la propria vita pur di mostrare la verità dei fatti, troppe volte dissimulata. E ha proseguito: "Grazie ai suoi prezzi concorrenziali, la camorra ha acquisito il monopolio del traffico dei rifiuti tossici. Da oltre trent'anni molte imprese del Nord e del Centro Italia hanno trasportato, tramite intermediari legati a cosche malavitose, le loro scorie al Sud, avvelenando i nostri terreni agricoli e favorendo l'aumento esponenziale dei casi di cancro. Se quei rifiuti illegali, gestiti dai clan, fossero ammonticchiati, formerebbero una montagna di 14.600 metri su una base di tre ettari, circa il doppio dell'Everest". Saviano si esprime con rabbia, mentre assiste all'acuirsi dell'emergenza rifiuti. Un tema che non a caso è uno dei principali del suo libro, e che Garrone ha voluto inserire in primo piano anche nel film. Al momento l'unica speranza per una rapida soluzione del caos rifiuti, la stessa invocata dall'Unione Europea, è da affidare al Consiglio dei ministri, che presto sarà convocato a Napoli.

Continua a leggere...
A&P Community Adesivi4you artu.blog.rai.it/ Avolablog AvolaInside AvolaWeb Bankaholic Blog di Salvo Andolina Blog Notes BlogItalia Blografando Borsa e Finanza Centro Caltagirone.it Consulta giovanile Corriere della Sera Cose Preziose Crazydesigns D-mensione Darkidsgraphic Daveblog Dementemastella Donzauker Downloadblog Economia-Finanza Eiochemipensavo Eriadan's thin(k/g)s Fior di zucca Fuckergraphic Geekissimo Giovy's blog Gnagne Google Green Graphic I blog laici i diritti Il blog 7 in condotta Il blog About:blank Il blog attivissimo il blog by Hanna Il blog di Alessio Il blog di Andrea Beggi Il blog di auto Il blog di Beppe Grillo Il blog di Daniele Luttazzi Il blog di De Biase Il blog edit Il Burbero scorbutico Il cavoletto di Bruxelles Infopedia Italia sw Jdblog L'angolino dei pensieri La Repubblica La Stampa La Torre di Babele LaDestra.info Le Malvestite Liu-Jo Macchianera Maestroalberto.it Malvestite Manteblog Manuale di Mari Melablog Michelem Momento-sera Mukkamu MY DOT TK Napoli Romantica Napolux.com Nazione Indiana Nikynik Non eri Einstein Non solo template Nothing2hide Notiziassurda!! Orange Graphics Paidcontent Pandemia Pannasmontata Pelikan Pensieri.. parole.. Personalitaconfusa Profe, mi giustifico Questoblognoneunsms Quinta Weblog Quinta weblog ShinRa House SoldiOnline Spicchio di Luna Stravaganza Succedeacatepol Sw4n The Apple Lounge The apple lounge The Land of Dreams Thegirlofmydreams Tomstardust tutto su messenger Tvblog Ultima Verità Viale Lido blog Volevo essere Fassbinder Webgol Wikipedia Wordpress-Italy Worldpress Yumiko Graphic Liquida magazine - Barack Obama - Sito di Barack Obama - Vauro - Dacu - Sito della Casa Bianca - Sito della Regina Rania - Salvatore Vaccarella - Accademia della Crusca - Gizmodo - Primocanale.it - Noantri.net - Licenziamentodelpoeta - Tradurre blog - Corrieredellaserbia - La Sicilia online - Christie's - Whitehouse.gov - cioccolatini-personalizzati.com - Ipertesto.net - L'Eco del gusto