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CronacaNet.com - di Corrado Cancemi
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Pena di morte, D'Alema: istituire una task force

Roma. Istituire una task force in modo da accorciare i tempi per ottenere la sperata moratoria sulla pena capitale. E' l'ultima proposta avanzata al Palazzo di Vetro dell'Onu dal ministro degli Esteri Massimo D'Alema, nall'ambito della ormai famosa battaglia di civiltà promossa in modo particolare dall'Italia, che potrà giungere ai risultati sperati solo se L'Assemblea generale delle Nazioni Unite voterà la risoluzione avente per oggetto l'abolizione della pena di morte. Il leader della Farnesina ha sottolineato come il voto della risoluzione rappresenti la prima tappa verso l'abolizione della pena capitale, ed è un obiettivo impossibile da raggiungere senza l'approvazione dell'Assemblea generale.

Questo blog, sin dalla sua nascita, ha seguito tutti i risvolti della battaglia condotta dal nostro Paese contro la pena di morte. Potete leggere gli articoli precedenti nella sezione "Dossier" del vecchio indirizzo, ecco il link:
http://ilpennarellogiallo.blog.lastampa.it/il_mio_weblog/dossier/index.html

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Birmania, monaci in marcia contro il regime

Manifestazione dei monaci buddisti in Birmania

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Birmania, i militari aprono il fuoco sui manifestanti

Rangoon. Dieci giorni di intense manifestazioni in Birmania da parte di monaci e gente comune, accorsa per appoggiarli nella sfida al regime militare che opprime la Birmania da 45 anni, sono bastati perchè polizia e militari decidessero di passare dal presidio dei monasteri alla repressione. Nel giro di qualche secondo, migliaia di persone si sono ritrovate con le armi automatiche puntate addosso e pronte a sparare. Una raffica di colpi ad altezza d'uomo, con il suo rumore assordante, ha coperto le voci dei manifestanti che schernivano la polizia e si erano raccolti intorno ai monaci buddisti per proteggerli. E intanto tutti sono corsi ai ripari, per evitare di restare vittime degli spari. Resta incerto al momento il numero delle vittime, forse quindici. Quello dei manifestanti, invece, ha raggiunto cifre considerevoli: fonti confermano che la folla riunitasi alla Pagoda di Sule, teatro nel 1988 delle manifestazioni studentesche, abbia raggiunto il numero di 50 mila elementi, soprattutto giovani e studenti, dato che la maggior parte dei monaci è stata arrestata giovedì scorso nel corso di raid notturni che li hanno visti vittima delle percosse da parte della polizia e poi portati nelle carceri attarverso i camion. Un'operazione che ha assunto i connotati di una vera e propria deportazione, condotta dalla Giunta con tempestività per evitare reazioni da parte della gente, che considera sacri i bonzi e di conseguenza intoccabili. I manifestanti non accennano a fermarsi di fronte alla repressione condotta dai militari, e adesso è caccia ai giornalisti stranieri, che rappresentano un pericolo considerevole per il regime militare del generale Than Shwe, in quanto stanno diffondendo, soprattutto attraverso il web, le atrocità di una dittatura che per troppi anni è riuscita a non farsi conoscere dal resto del mondo.

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Libano, dolore e rabbia al funerale di Ghamen

Lacrime e rabbia dei cittadini al funerale del deputato antisiriano Ghamen e delle due guardie del corpo

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Beirut. "La tua morte, Antoine, ci spinge ad andare avanti per dare al Libano un presidente libero". Le parole dell'ex presidente Amin Gemayel risuonano sul pulpito della chiesa del Sacro Cuore, nel sobborgo cristiano di Badaro, in occasione dei funerali del deputato antisiriano Antoine Ghamen e delle due guardie del corpo, rimasti uccisi insieme con altre cinque persone a seguito dell'attacco di mercoledì scorso, condotto nel sobborgo cristiano di Beirut est utilizzando quaranta chili di esplosivo nascosti in un fuoristrada. Alle parole di Gemayel, pronunciate non senza trattenere le lacrime, risponde l'applauso di una città stanca di assistere alla vile e tragica esecuzione delle uniche persone che abbiano cercato di rimediare alla ormai evidente frattura sociale e religiosa del paese, nella speranza di ricondurre il Libano sulla strada di una degna democrazia. L'uccisione di Ghanem è la seconda tragedia avvenuta quest'anno, avendo fatto seguito all'attentato che stroncò la vita al deputato Walid Eido nel giugno scorso. Due attacchi che si inseriscono nella tragica serie di omicidi che hanno visto altri sei esponenti dello schieramento anti-siriano perdere la vita. Una barbarie iniziata nel 2005, anno in cui fu ucciso Rafiq Hariri, premier e capofila del fronte politico impegnato contro le interferenze della Siria in Libano. Poi fu la volta dell'ex capo del partito comunista George Hawi, seguito dall'assassinio del giornalista cristiano Gebran Tueni e del ministro dell'industria Pierre Gemayel, figlio di Amin, ucciso nel 2006 su mandato del candidato filosiriano Camille Kohuri. Non stupisce il fatto che siano in pochi a dubitare che l'attentato dello scorso mercoledì sia stato messo a punto dalla stessa Siria e dagli Hezbollah, contro cui si sono levati gli inni della folla all'uscita dalla chiesa. Quel che è certo, è che dietro a questi attacchi si nasconde la volontà di una fazione che vuole a tutti i costi impedire il raggiungimento della stabilità nel paese. E sta riuscendo nella realizzazione di questo piano, dato che l'uccisione di Ghanem è avvenuta a sei giorni dall'inizio delle votazioni per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica, la carica più alta in Libano, con la conseguenza che va progressivamente allontanandosi la possibilità, per la coalizione di governo, di raggiungere il quorum parlamentare sufficiente a eleggere da sola il nuovo presidente, che dovrà succedere al filo-siriano Emile Lahoud, il cui mandato scade il 25 novembre. Come se non bastasse, tra le fila della stessa maggioranza, che aveva espresso il proprio consenso nei riguardi della proposta di compromesso avanzata dagli Hezbollah, aumenta il rancore per la perdita dell'ennesimo esponente. E sembra rinviato a data incerta l'incontro tra il leader sciita Nabil Berri e il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, più che un semplice colloquio, dato che il criterio necessario per la scelta del nuovo presidente è l'appartenenza alle fila dei cristiani maroniti.

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Bono: la Cgil è contro le perforazioni petrolifere?

Avola. L’On. Nicola Bono di AN, in riferimento all'iniziativa organizzata dalla CGIL a Noto contro le perforazioni petrolifere della Panther Oil, ha denunciato l’atteggiamento dei dirigenti del Sindacato in ordine al divieto di dare la parola ai vari esponenti istituzionali presenti, che volentieri avevano accolto l’invito a intervenire alla manifestazione. “Un gravissimo atto di maleducazione politica, che rischia di indebolire il fronte bipartisan contro le perforazioni nel Val di Noto”, così l’On. Bono ha definito il grave episodio, che lo ha spinto a lasciare anticipatamente la manifestazione e a dichiarare: "Forse il vero obiettivo della CGIL era la strumentalizzazione della manifestazione e, quindi, non riteneva opportuno che l’unico parlamentare nazionale presente, essendo di AN, potesse intervenire dal palco. Avere impedito il mio intervento, e quello di tutti gli altri esponenti istituzionali presenti, ha oggettivamente indebolito il messaggio di protesta e sollecitazione nei confronti del governo regionale, finalizzato a definire una volta per tutte la incredibile vicenda delle perforazioni del Val di Noto. In merito a ciò – ha continuato l’On. Bono - non posso non rilevare le ripetute contraddizioni del governo e del Parlamento regionale su una telenovela che, sin dal 31 marzo 2004, data del rilascio del decreto di autorizzazione alla Panther Oil da parte dell’assessore regionale all’industria, è caratterizzata da una non più tollerabile successione di atti, decisioni del TAR, dichiarazioni e comportamenti ambigui, contraddittori e, comunque, del tutto inefficaci nei confronti dell’obiettivo di scongiurare le perforazioni nel Val di Noto. Credo non sia più oltre consentito procedere in tal senso e quindi appare essenziale che il Presidente Cuffaro dia immediatamente corso, come promesso e senza ulteriori indugi, agli atti di revoca della concessione alla Panther Oil, costi quel che costi, per restituire certezza all’opinione pubblica nazionale e mondiale sul fatto che il Val di Noto, Patrimonio dell’Umanità Unesco, possa contare su un modello di sviluppo coerente e compatibile con le sue eccezionali specificità nel campo della eccellenza culturale e delle produzioni agricole di qualità”.

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Avola, contestato il senso unico in Viale Lido

Avola. Continua a far discutere il provvedimento che ha istituito il senso unico in viale Lido. Proposto dal sindaco Tonino Barbagallo e approvato dall'amministrazione comunale lo scorso 13 agosto, il provvedimento porta la firma dell'assessore alla viabilità Michele Murè.
Se da un lato il sindaco Tonino Barbagallo considera il provvedimento di estrema importanza per alleggerire il traffico, non solo in viale Lido, ma anche nel lungomare, dall'altro molti cittadini lamentano le conseguenze negative per la viabilità in seguito alla chiusura di quella che di fatto rappresenta un'arteria di estrema importanza per la città. Forse il provvedimento avrebbe portato a risultati positivi se il Comune avesse atteso il termine dei lavori di costruzione della via Giovanni Falcone che, essendo parallela al viale Lido, avrebbe permesso ai cittadini di evitare il fastidioso problema di non poter raggiungere il centro storico provenendo dal lungomare.
Insomma, un confronto serrato su una questione per la quale viene auspicata una soluzione accettata da tutti. Nel frattempo, si assiste ad atti vandalici che hanno il sapore della ribellione al provvedimento, come lo sradicamento di alcuni pali della segnaletica.

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