Spiga
CronacaNet.com - di Corrado Cancemi
CronacaNet.com - di Corrado Cancemi
Visualizzazione post con etichetta Notizie dal Mondo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Notizie dal Mondo. Mostra tutti i post

G8, bilancio positivo, raggiunte storiche intese

Bilancio positivo al termine del G8 dell'Aquila. Sottoscritti gli accordi sulle misure anti-crisi, sul clima e sugli aiuti ai Paesi sottosviluppati

L'Aquila. La caserma-bunker della Guardia di Finanza di Coppito, che ha ospitato il G8 dell'Aquila, ha chiuso i battenti. A tre giorni dall'avvio del summit, i Grandi del Mondo hanno lasciato lo scenario abruzzese, la terra ferita dalle scosse sismiche non del tutto cessate assurta a simbolo della necessità di ricostruzione che accomuna tutte le nazioni della Terra. Nell'aria regna un'atmosfera di apparente ottimismo per il futuro che, almeno per il momento, sembra mettere a tacere le voci di chi sull'esito di questo autorevole vertice ha scommesso poco o niente. In effetti, i fatti parlano ancor più delle parole soddisfatte del premier Silvio Berlusconi, che non ha pensato due volte ad affermare entusiasta che il successo del vertice rappresenta la premiazione della sua «lucida follia». «Come diceva Erasmo da Rotterdam - ha citato il premier in conferenza stampa - le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia». Lo stesso Cavaliere, del resto, era consapevole, quando decise di dirottare in extremis il G8 dalla Maddalena a L'Aquila, che si trattava di una mossa sotto certi aspetti "folle". Ma forse è stato proprio il bisogno di ricostruzione che si repira nel capoluogo abruzzese a ispirare quei pensieri comuni che hanno portato i Grandi a decisioni unanimi dai più inattese.
Il primo tema affrontato dagli otto Grandi (Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti), nel corso della prima delle tre giornate del vertice, è stata la crisi economica. In presenza del presidente della Commissione europea Barroso e del presidente Ue Reinfeldt, i Capi di Stato e di governo hanno deciso unanimemente di continuare sulla via del no al protezionismo, impegnandosi a rafforzare la cooperazione per combattere l'evasione fiscale e rinnovando il loro impegno ad «attuare le decisioni prese ai summit di Washington e Londra» per combattere la crisi. Nella bozza del documento sottoscritta dai Grandi si sottolinea inoltre l'importanza della cooperazione tra il G8 e i Paesi del G5 (Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica) più l'Egitto, che lavoreranno insieme con «l'intento di rilanciare la crescita su un sentiero più sostenibile, bilanciato e inclusivo».
Gli obiettivi sulla crisi economica fissati al tavolo del G8 hanno ricevuto l'approvazione anche nel corso del vertice allargato al G14, costituito da G8+G5 (Brasile, Cina, India, Messico Sud Africa) più Egitto.
A causare maggiori attriti tra i Paesi del G14 è stato invece l'accordo sulla lotta ai cambiamenti climatici e sullo sviluppo. Se infatti gli otto Grandi hanno fissato storici obiettivi come il contenimento del riscaldamento massimo del pianeta a due gradi centigradi rispetto all'era pre-industriale e la riduzione tra il 50 e l'80 per cento le emissioni di gas inquinanti entro il 2050, Cina ed Egitto, in difesa dei Paesi emergenti e in via di sviluppo, non hanno aderito, ottenendo l'esenzione dal rispetto di quanto sottoscritto dai Paesi sviluppati. Secondo il governo di Pechino come anche secondo l'Egitto, i paesi emergenti e quelli in via di sviluppo versano in «diverse condizioni», ed è necessario che vengano rispettate «le loro aspirazioni, e che non si impongano loro vincoli che abbiano effetti su tali aspirazioni». Del resto, anche l'Onu ha dichiarato la propria disapprovazione nei riguardi delle decisioni concordate sul clima giudicandole insufficienti. Sui contrasti tra le posizioni dei Paesi del G8 e della Cina, il presidente Obama è ottimista e ha spiegato che «c'è ancora tempo per superare le differenze con i paesi emergenti sulle riduzioni di gas nocivi» prima della conferenza di Copenhagen a dicembre. Il punto principale al quale hanno convenuto i Grandi è invece la creazione di una partnership globale per spingere verso tecnologie «amiche del clima» a basso contenuto di carbone.
Un risultato più che positivo, poi, è quello raggiunto al termine della terza e ultima giornata, quando i Grandi si sono confrontati sul tema dell'aiuto ai Paesi poveri. «Avevano raggiunto attraverso una iniziativa chiamata «Aquila food security» la cifra di 15 miliardi di dollari in aiuti ma dopo le sessioni di lavoro a cui hanno partecipato anche i Paesi africani abbiamo avuto la soddisfazione di potere passare da 15 miliardi a 20 miliardi di dollari in tre anni» ha spiegato Berlusconi riferendosi agli aiuti che i Grandi hanno deciso di destinare ai Paesi africani.
Quanto all'acqua, è stato adottato un testo con cui gli Otto e i Paesi africani «si impegnano a istituire una partnership più forte tra l'Africa e i Paesi del G8 per accrescere e l'accesso all'acqua e ai servizi sanitari di base a partire dai principi di responsabilità e trasparenza reciproche». Per questo, si legge nella dichiarazione, sarà istituita «una commissione ad hoc di alto livello» formata da membri dei governi dei Paesi coinvolti al fine di «raggiungere risultati concreti sul campo».
Gli Otto grandi hanno inoltre affrontato il tema della proliferazione delle armi nucleari e allo scopo di bloccare il fenomeno «gli Stati Uniti convocheranno una conferenza nella primavera 2010». Preoccupati dalla situazione in Iran, i Grandi della Terra deplorano la violenza post elettorale nel Paese e per il Medio Oriente e «rinnovano il loro pieno sostegno alla soluzione di due Stati per il conflitto israelo-palestinese».
Calato il sipario sullo scenario che ha ospitato il vertice delle nazioni più potenti della Terra, le ultime ore di venerdì hanno visto il presidente Usa Obama fare visita a Papa Benedetto XVI in compagnia della first lady Michelle. Nel corso del colloquio si è parlato di «difesa e promozione della vita e di diritto all'obiezione di coscienza». Obama ha promesso personalmente di impegnarsi a ridurre il numero degli aborti negli Stati Uniti: al Congresso è già depositata una proposta democratica che suggerisce aiuti per le mamme che vogliono tenere i loro bambini. Poi è seguito lo scambio di doni: Benedetto XVI ha consegnato a Obama la nuova enciclica «Caritas in veritate». Il presidente americano ha inoltre ricevuto anche il libro contenente l'istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede «Dignitas humanae», scritta a dicembre 2008 e dedicata ai temi della bioetica e alla difesa della vita.
Obama, Gheddafi e la storica stretta di mano - Non è certo passato inosservato il momento in cui il presidente Usa Obama e il leader libico Gheddafi si sono stretti la mano. Un raro momento che, sebbene non implichi il superamento del difficile rapporto tra Usa e Libia dovuto all'accusa di sostenere i gruppi terroristici rivolta al governo del colonnello libico, è forse il segnale di una possibilità di apertura dei rapporti tra i due Paesi, in contrasto ormai da molti anni.
Foto tratte da Corriere.it

Continua a leggere...

150 anni di carcere a Madoff: «non ho scuse»

New York. Oltre vent'anni di frode ai danni di celebrità e piccoli risparmiatori, per una truffa "stupefacente" di 65 miliardi di dollari (circa 46 miliardi di euro), hanno portato oggi il giudice distrettuale Denny Chin a emettere una dura ma applaudita sentenza nei confronti di Bernard Madoff, condannato a 150 anni di carcere per aver architettato il più grande crack della storia. «Non ci sono scuse per il mio comportamento, per aver ingannato gli investitori e i dipendenti», aveva affermato, poco prima di ascoltare la decisione definitiva del giudice, l'uomo che è riuscito per anni, con astuzia e inganno, a rubare sia ai ricchi sia ai poveri, accecato da un egoismo che lo ha portato perfino a mentire al fratello e ai due figli, come lo stesso Madoff ha ammesso, dicendo di vivere «in uno stato di tormento». Durante la sentenza, il giudice Chin ha sottolineato che la truffa ha coperto un periodo superiore ai vent’anni e che il «danno alla fiducia (fra i risparmiatori) è stato massiccio». La truffa portata avanti dalla sua Bernard Madoff Investement Securities ha rappresentato uno dei capitoli più drammatici della crisi economica che ha colpito gli Stati Uniti lo scorso inverno, quando l’11 dicembre 2008 gli agenti federali lo arrestarono. Una frode basata su una sorta di gigantesca catena di Sant'Antonio con la quale truffare gli ignari clienti con il sistema della piramidi finanziarie. Si chiama «schema Ponzi» il meccanismo fraudolento a «piramide» utilizzato dall'ex re di Wall Street, con il quale si crea una sorta di catena finanziaria nella quale vengono garantiti ampi ritorni a breve termine solo ai primi investitori, derivanti direttamente dall'ingresso nella truffa di nuove vittime. Insomma, una frode architettata nei minimi particolari. Il giudice Chin ha affermato che «il simbolismo della sentenza è importante perché attraverso questa si invierà un messaggio».
Una frode «stupefacente» - Quella che i giudici della Corte Federale hanno definito una truffa «stupefacente» si basava su un meccanismo impeccabile progettato dallo stesso Mardoff. Dal 1995 l'ex re di Wall Street aveva iniziato la sua attività privata promettendo tassi di interesse alti e sicuri (circa il 10%). Li pagava puntualmente, ma non perché il denaro venisse proficuamente investito, bensì grazie ai soldi freschi che arrivavano da nuovi clienti. Così Madoff diventava sempre più ricco: se l’ammontare delle somme truffate è stimato in circa 65 miliardi di dollari, le cifre legate al suo impero economico ammontano a 171 miliardi di dollari. Il crack si è verificato nel momento in cui i rimborsi richiesti hanno superato i nuovi investimenti. L'inganno è stato smascherato in quanto nell'ultimo periodo le richieste di disinvestimento avevano raggiunto una cifra, circa 7 miliardi di dollari, che Madoff non è stato in grado di onorare con le risorse finanziarie disponibili.

Immagini tratte da Corriere.it e dal web

Continua a leggere...

Sparito nell'Atlantico Airbus con 228 passeggeri

Catastrofe nell'oceano. Scomparsi i 228 passeggeri del volo AF 447, diretto da Rio de Janeiro a Parigi. Sarkozy: non ci sono speranze

Parigi. Fa pensare alla trama di un film di fantascienza, ma è una tragedia che si sta consumando realmente davanti a un mondo con il fiato sospeso, l'incidente che ha visto un Airbus 330-200 della compagna Air France sparire improvvisamente in mare aperto nella notte tra domenica e lunedì. L'aereo, con a bordo 228 passeggeri (126 uomini, 82 donne, 7 bambini e un neonato), era decollato alle 19 di domenica (ora italiana) dall'areoporto brasiliano di Rio de Janeiro ed era diretto all'aeroporto parigino "Charles- de-Gaulle", dove doveva arrivare alle 11.10. Ma sarebbe improvvisamente scomparso dai radar alle 3.30, ora italiana, mentre attraversava l'Oceano Atlantico. Sembra che, a seguito di una forte turbolenza, alle 4.14 italiane, quando il jet doveva trovarsi a 565 km dalla costa brasiliana, l'equipaggio del jet avrebbe lanciato l'allarme per segnalare un problema tecnico, ma partire da quel momento del volo AF 447 si sono perse le tracce. Sottolineando che «le probabilità di trovare superstiti sono minime», il presidente francese Nicolas Sarkozy ha precisato che al momento non si hanno elementi precisi per ricostruire l'accaduto. Ad azzardare, con molta approssimazione, la direzione in cui potrebbe essersi verificato l'incidente, è stato il direttore generale di Air France, Pierre-Henry Courgeon, secondo il quale la catastrofe «si è prodotta a metà strada fra le coste brasiliane e quelle africane e la zona interessata è circoscritta con approssimazione di qualche decina di miglia nautiche». Gourgeon ha inoltre spiegato che l'aereo è equipaggiato con scatole nere che possono emettere segnali per diversi giorni, consentendo quindi il facile reperimento del velivolo. Al momento le autorità brasiliane hanno avviato le ricerche a partire dall'isola di Ferdinando di Noronha, ma, stando a quanto riportato sul giornale O'Globo, l'aereo potrebbe essere scomparso a 700 chilometri dalla costa, dove l'oceano raggiunge circa 4000 metri di profondità. E' altrettanto fitto il mistero che avvolge le cause della catastrofe. L'Air France di Rio ha escluso per il momento la possibilità di un cortocircuito dopo che invece la stessa compagnia aerea aveva fatto riferimento alla possibilità che un fulmine, in condizioni di turbolenza, avesse generato un'avaria. Sembra che a marzo l'aereo fosse rimasto bloccato per diversi giorni a Bangalore per un guasto, ma poi aveva regolarmente passato la revisione in aprile e anche in caso di avaria a un motore era in grado di continuare a volare. È comunque strano che dopo il segnale automatico di avaria l'aereo non abbia più comunicato nulla e, uscito dalla copertura radar brasiliana, non sia entrato in quella del Senegal o del Marocco. Inoltre anche in caso di guasto a un motore l'A330 può continuare a volare e i piloti sono preparati per l'eventualità di un ammaraggio. Infine l'aereo non era vecchio: entrato in servizio nel 2005 e aveva 18.870 ore di volo. Al momento i governi e le amministrazioni interessate si stanno impegnando con ogni mezzo per trovare le risposte ai troppi interrogativi e, si spera, riuscire ad avere notizia dei superstiti. Fonti del Ministero della Difesa francese hanno reso noto che la Francia ha chiesto al Pentagono l'assistenza dei satelliti militari di osservazione e di ascolto statunitensi per cercare di localizzare l’Airbus A300
Tra i passeggeri 10 italiani - Il capo dell'Unità di crisi della Farnesina, Fabrizio Romano, ha affermato al Tg1 che tra i passeggeri c'erano 10 italiani, tre dei quali cittadini trentini facenti parte di una delegazione recatasi in Sud America in visita a strutture dell'emigrazione trentina. Si tratta del consigliere regionale Giovanni Battista Lenzi, del sindaco di Canal San Bovo, Luigi Zortea e del direttore dell'associazione trentini nel mondo, Rino Zandonai.
Aggiornamento del 2/6/2009 - Il ritrovamento di un sedile di aereo, di un giubbotto di salvataggio arancione, di un recipiente e di pezzi metallici da parte dell'Areonautica brasiliana nell'oceano Atlantico a 650 km a nord-est dall'isola brasiliana di Fernando da Noronha, se non permettono di trovare una esauriente risposta alle troppe domande sulla misteriosa scomparsa del Jet francese, lasciano comunque spazio a molte ipotesi. I ritrovamenti sono avvenuti in un'area vasta almeno 60 km, una zona in cui l'Atlantico tocca vette di profondità fino a cinquemila metri e in cui le correnti sono tanto forti da poter sfiorare la velocità del metro al secondo. Al momento, la speranza di trovare nuovi indizi è riposta nei due Jet Lufthansa che si crede fossero nella stessa zona dell'Atlantico mezz'ora prima del volo Air France disperso e che potrebbero essere i soli a poter fornire nuove informazioni per le indagini.

Immagini tratte da Corriere.it

Continua a leggere...

Usa, Obama giura: "Sfide serie, ma le affronteremo"

Accolto dal boato della folla, il 44mo presidente Usa ha giurato. "Crisi seria e reale, è ora di rialzarsi. Si apre una nuova era di responsabilità"

Washington. Da oggi gli Usa hanno un nuovo presidente. Di fronte a un bagno di folla, accorsa incurante del freddo sottozero, con la mano sulla Bibbia su cui giurò Abraham Lincoln nel 1861 tenuta come da tradizione dalla first lady Michelle, e con la sicurezza di chi, nel ruolo di 44esimo presidente degli Stati Uniti, ha scelto "la speranza sulla paura", Barack Obama ha giurato oggi alle 12.05 (le 18 in Italia). Sul palco del Campidoglio, alla presenza del presidente della Corte Suprema, John Roberts, il neopresidente ha pronunciato le 35 parole previste dall'articolo 2 della Costituzione, giurando di "preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti", pronunciando una formula rimasta invariata da 220 anni. Una folla roboante di almeno 2 milioni di persone ha accolto il primo presidente nero della storia, che non si è fatto attendere nel pronunciare un discorso teso a rassicurare un Paese provato dagli errori commessi in politica estera e da un'economia in crisi: "Le sfide che dobbiamo affrontare sono molte. Ma sappi questo, America: saranno affrontate! Oggi siamo qui perché abbiamo scelto la speranza sulla paura". La cerimonia di insediamento, destinata a concludersi a notte fonda con l'ingresso ufficiale alla Casa Bianca, è iniziata questa mattina nella chiesa di St Johns, la "chiesa dei presidenti", in Lafayette Square, dove gli Obama hanno assistito alla funzione religiosa. La famiglia presidenziale si è poi diretta alla Casa Bianca, dove il presidente uscente George W. Bush e la moglie Laura hanno offerto loro la colazione. Una nota destinata al nuovo presidente, secondo la consuetudine, è stata depositata da Bush nel cassetto superiore della scrivania, nell’ufficio Ovale. Poi, pochi minuti prima di mezzogiorno, dopo il giuramento del vice presidente John Biden, la famiglia Obama ha raggiunto il palco del Campidoglio. Nell'istante in cui Obama ha fatto il suo ingresso, la folla si è levata in un boato prorompente. Al cerimoniale erano presenti, su espresso invito del neopresidente, un centinaio circa dei suoi amici più cari, tra cui politici, ex compagni di scuola delle superiori e compagni di squadra a basket. Tra gli invitati d'onore, oltre agli ex presidenti Usa ancora in vita Carter, Bush padre e Bill Clinton, figurava anche l'ormai celebre pilota-eroe che alcuni giorni fa è stato protagonista dell'ammaraggio del volo 1549 dell'Us Airways nel fiume Hudson, Chesley Sullenberger, elogiato da Obama per la sua eroica condotta.
18 minuti di parole per segnare la storia - "Sessant'anni fa un nero non sarebbe stato servito in un bar. Oggi può pronunciare il discorso più solenne. Dio bendica gli Stati Uniti d'America". Con queste parole Barack Obama ha terminato il suo discorso in occasione della cerimonia di insediamento. I cittadini degli Stati Uniti si aspettano l'inizio di una nuova era dalla sua amministrazione, e il neopresidente non ha mancato di toccare nessuno dei punti principali che gli Usa devono affrontare al più presto per uscire dalla crisi che li attanaglia. Primo punto, la crisi economica: "Creeremo infrastrutture, ammoderneremo le reti elettriche e investiremo sulle energie alternative. Useremo le nuove tecnologie, creeremo posti di lavoro. Gli Stati Uniti combatteranno lo spettro del surriscaldamento del pianeta e ridaranno alla scienza la sua giusta collocazione. Poi il tema sicurezza: "Cominceremo a lasciare in modo responsabile l’Iraq alla sua gente e a forgiare una pace difficile da ottenere in Afghanistan. Lavoreremo senza tregua con vecchi alleati ed ex nemici per ridurre la minaccia nucleare". Sul fronte del terrorismo, Obama ammonisce: "Siamo più forti di prima per battere il terrorismo. A tutti coloro che perseguono i propri scopi con il terrore possiamo dire 'non sopravviverete, non durerete più a lungo, noi vi sconfiggeremo'". Il nuovo presidente si è rivolto poi al mondo musulmano: "cerchiamo un modo nuovo per andare avanti basato sul rispetto reciproco e sul reciproco interesse". Infine, rivolgendosi ai popoli delle nazioni povere Obama ha affermato: "c'impegnamo a lavorare con voi per dar da mangiare a tutti".

Articoli correlati: 22/10/2008 - Elezioni Usa, nello sprint finale Obama in testa

Continua a leggere...

Striscia di Gaza, raggiunta una tregua unilaterale

Trattativa indiretta tra Israele e Hamas, accolto il piano egiziano. Monito di Livni: risponderemo se colpiti. Mubarak: ora togliere il blocco a Gaza

Gaza. Israele ed Hamas hanno abbassato le armi. Dopo ventidue giorni di pesanti scontri nella Striscia di Gaza, responsabili dell'ecatombe di 1300 morti e 5.300 feriti nonché di aver lasciato un paesaggio a tratti lunare, ricoperto com'è dalle macerie delle numerose abitazioni civili rase al suolo dagli attacchi militari e dalle centinaia di cadaveri non ancora estratti, grazie al vertice di pace convocato ieri dall'Egitto a Sharm El Sheikh, Hamas e Israele hanno accettato di rispettare un accordo indiretto, una tregua unilaterale che, almeno per i prossimi sette giorni, assicurerà un cessate il fuoco permanente, rispetto alla esigua tregua di tre ore giornaliere rispettata finora dalle due fazioni avverse per permettere il passaggio degli aiuti umanitari destinati ai civili palestinesi. La decisione di osservare questa tregua da parte di Israele è arrivata lo scorso sabato, quando le prime truppe hanno cominciato ad abbandonare la Striscia con fare vittorioso, sicuri di essere usciti vincitori da questo scontro. Una posizione, questa, identica a quella dei militanti di Hamas, che da ieri rispettano il cessate il fuoco e non ci pensano due volte a cantare vittoria, vantando il fallimento di Israele nella distruzione del loro potenziale missilistico, in parte rimasto intoccato. In mezzo sta lo sventurato popolo palestinese, in cui il numero di sfollati è drammaticamente salito, ora che la distruzione provocata dalla guerra ha lasciato dietro di se l'inconfondibile scia di polvere e sangue. Di certo, bisognerà dare il giusto peso al significato dell'accordo appena raggiunto tra i duellanti, che rimane pur sempre il frutto di un negoziato "indiretto" tra le due parti, conclusosi solo grazie all'intermediazione di potenze esterne, come l'Egitto. Israele e Hamas, infatti, hanno semplicemente accettato la tregua rifiutando di incontrarsi, quasi a voler sottolineare che la storica faida tra ebrei e palestinesi, in questo caso i miliziani del partito integralista islamico, non finisce qui. Le parole pronunciate a Radio Gerusalemme dal ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni, del resto, sono chiare: "Se Hamas dimostrerà di aver capito il messaggio, potremo fermarci, ma se continuerà a sparare proseguiremo". Hamas, dal canto suo, per bocca del leader Khaled Meshaal, ha commentato il risultato ottenuto come "l'inizio di una catena di vittorie che sarà completata", e ha perfino incassato il plauso del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Adesso i delegati palestinesi e israeliani dovranno rispondere all'invito dell'Egitto di convocare un nuovo tavolo per giovedì al Cairo. Si tratterà ancora una volta di incontri separati tra le due fazioni e i mediatori egiziani. L'Egitto si prefigge lo scopo di ottenere la piena applicazione del proprio piano, che comprende l'obiettivo di eliminare il blocco del passaggio delle merci a Gaza.
Il vertice egiziano e gli obiettivi - Al vertice convocato domenica a Sharm el Sheikh hanno partecipato i capi di Stato e di governo di sei Paesi europei, insieme con l'Onu e la Turchia. Nel corso dell'incontro i governanti hanno confermato l'appoggio al piano del presidente egiziano Hosni Mubarak (nella foto) per una tregua duratura ed hanno annunciato l'impegno per l'assistenza umanitaria alla popolazione palestinese e la ricostruzione di 4mila edifici residenziali. Tra i punti che saranno discussi nel corso del prossimo vertice, convocato per giovedì, ci sarà quello di "prendere le disposizioni necessarie al fine di consolidare il cessate il fuoco e continuare gli sforzi per realizzare le altre fasi del piano, in particolare la fine del blocco a Gaza". Intanto a Kuwait City ha preso avvio un vertice economico arabo che dovrebbe includere una sessione specifica sulla situazione nella Striscia.

Articoli precedenti: 07/01/2008 - Gaza, si lavora al piano per una tregua duratura
-----------------------14/01/2008 - Gaza, oltre mille morti, Hamas accetta la tregua

Continua a leggere...

Gaza, oltre mille morti, Hamas accetta la tregua

19 giorni dopo l'inizio dell'operazione "Piombo Fuso" nella Striscia di Gaza, Hamas accetta il piano egiziano. Israele prosegue gli attacchi

Gaza. Nel giorno in cui il bilancio delle vittime causate dall'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza raggiunge la drammatica cifra di oltre 1000 morti e almeno 4.600 feriti, una piccola speranza per la pace viene riaccesa dalla decisione di Hamas di accettare, dopo diversi giorni di trattative con i mediatori del Cairo, il piano egiziano per un cessate il fuoco duraturo, come confermato dall'Agenzia di stampa di Hamas "Ramattan". Israele sarà informata giovedì della decisione presa dai militanti del movimento integralista. Intanto i disastri causati dall'esercito israeliano hanno portato il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon a condannare, in una conferenza stampa convocata nella mattinata di oggi, "un uso eccessivo della forza nell'operazione israeliana, che deve essere fermato immediatamente. Abbiamo condannato questi atti così come l'attacco indiscriminato e sproporzionato e abbiamo chiesto di risparmiare la popolazione civile". Proprio ieri (mercoledì ndr.) si sono registrati nuovi, terribili scontri, generati dalla risposta, da parte di Israele, al lancio di due-tre razzi katyusha sparati dal Libano in direzione della città di Kiryat Shmona, con altrettanti razzi, caduti a nord di Ghajar. Nella notte del diciottesimo giorno di scontri nella Striscia tra attivisti palestinesi e esercito israeliano, l'aviazione israeliana ha colpito il sud della Striscia di Gaza, distruggendo, secondo quanto riferito da un portavoce militare, commissariati di polizia, siti di lancio di missili, nove depositi di armi e 35 tunnel per il contrabbando di armi dall'Egitto, quegli stessi tunnel considerati tanto pericolosi da Israele da essere da soli motivo di difficoltà nel raggiungimento di una pace duratura.
Nuovo audio di Bin Laden: appello alla Jihad - In molti sulla rete prevedevano un suo intervento, e in effetti Bin Laden, di cui non si avevano notizie dal maggio 2008, non si è fatto attendere troppo. Ha parlato ancora una volta attraverso un audio, la cui attendibilità è allo studio dell'intelligence americana. Ha incitato ancora alla Jihad, tornando come al solito ad attaccare quei leaders arabi contrari alla guerra e quei capi islamici troppo lenti nel passare all'azione, affermando con certezza che la vittoria è possibile. Il Califfo ha citato l'esempio della vittoria dei mujaheddin sui russi in Afghanistan, e si è spinto fino a definire la crisi economica americana determinante per la lotta. Su un aspetto il leader qaedista potrebbe avere ragione: il numero smisurato di vittime a Gaza aumenta le possibilità di arruolare adepti, per imboccare l'unica strada possibile, come Bin Laden ha ribadito in più di una occasione, che è la Jihad.

Continua a leggere...

Gaza, si lavora al piano per una tregua duratura

Gaza. Dodici giorni dopo la messa in atto da parte di Israele dell'operazione militare "Piombo Fuso", un'offensiva che ha causato almeno 702 morti palestinesi (di cui 220 bambini) e 3.100 feriti, sferrata nella Striscia di Gaza per fermare il lancio di razzi da parte del partito integralista islamico Hamas, solo una tregua "umanitaria" di tre ore decisa da Israele per permettere il passaggio degli aiuti umanitari ha ridato momentaneamente fiato alle speranze per un cessate il fuoco duraturo, lo stesso che ora è al centro del piano franco-egiziano allo studio dell'Onu, appoggiato anche dalla Casa Bianca. Piano nei confronti del quale Israele si muove con prudenza, contrariamente all'Autorità nazionale palestinese, che lo ha accolto con favore, che prevede la fine del lancio dei razzi contro Israele da parte di Hamas e la messa in sicurezza della frontiera tra Gaza ed Egitto. Più inaspettata è stata invece la posizione degli Usa, che finora avevano votato no alle misure prensentate in sede Onu, ma che adesso ritengono "urgente un cessate il fuoco duraturo". Che l'unica soluzione a questa difficile situazione di crisi in Medio Oriente sia una tregua non limitata nel tempo, lo ha dimostrato del resto l'insufficienza della "pausa" di tre ore dei bombardamenti applicata oggi, al termine della quale sono subito seguiti nuovi, terribili scontri tra israeliani e militanti di Hamas. Il lancio di razzi è infatti ripartito dopo le 15, quando le truppe israeliane hanno colpito Ashdod, Ashqelon e Sderot. A lasciare poco spazio alle speranze di un miglioramento della situazione è Gerusalemme, che ha ribadito come sia prematuro parlare di un suo assenso al piano presentato da Francia ed Egitto. Per il momento, Israele ha affermato che non negozierà con Hamas, ma solo con Egitto, Francia e Stati Uniti e si è anche detto pronto ad allargare l'offensiva, che, se la difesa lo stabilirà, entrerà nella sua terza fase e vedrà una spinta più profonda dentro le aree popolate. La partita per arrivare al termine della negoziazione è dunque aperta. Sin dall'inizio della crisi in Medio Oriente, del resto, i pareri dei paesi membri dell'Onu si sono rivelati discordanti. La presidenza ceca di turno dell'Ue vede l'operazione attuata da Israele come "difensiva e non offensiva". Su un altro fronte si posiziona la Francia, che "condanna l’offensiva terrestre contro Gaza", ritenendola pericolosa in quanto in grado di complicare "gli sforzi intrapresi dalla comunità internazionale" per il raggiungimento della pace. L'ex presidente Usa Bush ha definito "atti di terrorismo" i lanci di missili da parte di Hamas contro Israele, aggiungendo che una delle condizioni necessarie per il cessate il fuoco è l’interruzione delle attività di contrabbando che riforniscono di armi la guerriglia palestinese.
Israele aprirà dei "corridoi umanitari" - Ma il primo risultato tangibile del lungo lavoro diplomatico portato avanti in queste difficili ore da più nazioni è stato l'annuncio, proveniente dall'ufficio del primo ministro israeliano Ehud Olmert, che Israele non impedirà l'apertura dei "corridoi umanitari" verso la Striscia di Gaza, in aiuto alla popolazione del luogo. Un primo passo che lascia trapelare spiragli per la pace.

Continua a leggere...

Bush in Iraq, un giornalista gli lancia le scarpe

Bagdad. Una visita a sopresa, in previsione del cambio di testimone che avverrà tra 37 giorni, è quella che ha visto oggi George W. Bush mettere piede in terra irachena per la quarta volta dal 2003, anno dell'invasione americana in Iraq. Nel corso dell'incontro di commiato, è stata apposta la firma simbolica sul trattato bilaterale di sicurezza, accordo che prevede il ritiro dei 146 mila soldati americani dall'Iraq entro la fine del 2011. Ma, a parte l'incontro con i leader iracheni e il ringraziamento delle truppe, la visita di congedo dell'ex capo della Casa Bianca è stata segnata anche da un singolare fuori programma. In piena conferenza stampa, mentre Bush e il premier iracheno Nuri al Maliki si stringevano le mani, un reporter iracheno seduto in terza fila si è improvvisamente alzato in piedi gridando all'ex presidente Usa "questo è il tuo bacio di addio, cane". A quel punto, il giornalista ha lanciato le proprie scarpe contro Bush, da lui prontamente schivate. Le parole pronunciate dal reporter, individuato come Muntazer al-Zaidi del canale tv "Al-Baghdadia" diffuso dal Cairo, stando alla cultura islamica sarebbero molto pesanti: chiamare "cane" una persona è un grave insulto in virtù della considerazione di animale "impuro", della quale il migliore amico dell'uomo gode in medioriente. Affronto grave anche essere colpiti dalle scarpe, come dimostrato dal lancio di scarpe da parte degli iracheni contro una grande statua di Saddam Hussein abbattuta dagli americani nell'ingresso a Bagdad il 9 aprile del 2003. Sembra che a scatenare le ire del reporter sia stata l'affermazione di Bush che "la guerra in Iraq non è ancora finita", frase che si riallaccia all'accordo di sicurezza stipulato tra Usa e Iraq. Il presidente Bush, dal canto suo, in risposta al resto dei giornalisti in sala scusatisi dell'accaduto, ha affermato di non aver compreso il perché dell'inatteso gesto e ha preferito ironizzare: "L'unica cosa che posso dirvi è che si trattava di scarpe taglia 10 (una 42 in Italia, ndr)". La conferenza stampa è poi proseguita senza problemi. Bush ha ricordato i progressi compiuti in questi anni sul fronte della sicurezza, affermando che "il futuro per cui stiamo combattendo" è "la speranza negli occhi dei giovani iracheni". "Oggi l’Iraq sta facendo progressi su tutti i fronti", ha risposto poi il premier al Maliki, soddisfatto dei risultati del lavoro svolto in questi anni in Iraq.

Zaidi rischia il carcere - Lo spavaldo atto rischia di costare caro al giornalista sciita al-Zaidi, come spiegato dall'avvocato penalista ed esperto legale iracheno Tariq Harb, che ha precisato all'Ansa:" In base al codice penale iracheno, se viene riconosciuta la premeditazione dell'atto, al-Zaidi potrebbe esser condannato anche a sette anni di carcere. Se invece il suo gesto viene considerato come una semplice aggressione, il giornalista se la caverà con un massimo di due anni di carcere o, addirittura, solo col pagamento di un'ammenda pecuniaria". Intanto le autorità giudiziarie di Bagdad, già nella tarda serata di ieri, hanno aperto un'inchiesta e questa mattina il reporter al-Zaidi è stato arrestato con l'accusa di aver commesso un atto "vandalistico". Ma non sono mancate manifestazioni a suo sostegno. A non abbandonarlo, in particolare, è stato proprio il canale televisivo per il quale lavora, la al-Baghdadiya television. "Riempie gli iracheni d'orgoglio" l'atto compiuto dal giornalista, afferma il fratello Udai al-Zaidi, che senza mezzi termini ha affermato che Muntazer "diceva sempre agli orfani che avevano perso il padre che la colpa era di Bush". Nella città santa di Najafa, alcuni dimostranti hanno lanciato scarpe contro un convoglio Usa.
Le scarpe distrutte dai servizi segreti - 18/12/2008 - Mentre una distesa di calzature è stata depositata di fronte alla Casa Bianca in segno di protesta contro la guerra, e immagini satiriche di ogni tipo impazzano per il mondo ritraendo Bush nell'atto di schivare con incredibile maestria le scarpe lanciate dal giornalista sciita, i servizi segreti americani e iracheni hanno deciso di distruggere le scarpe originali. Le scarpe si sarebbero disintegrate in seguito agli esami ai quali i servizi segreti le hanno sottoposte per accertarsi che non contenessero materiale esplosivo. Intanto l'ufficio del primo ministro iracheno ha comunicato che il reporter Muntazer al-Zaidi ha inviato una lettera di scuse ad al Maliki, scrivendo che "il suo gran brutto gesto non ha giustificazioni".

Continua a leggere...

Mumbai, morti gli ultimi estremisti, incubo finito

Con la morte degli ultimi attentatori asserragliati nel Taj Mahal, si è concluso l'11 settembre indiano. Ma ora si indaga sulla vicenda

Mumbai. A tre giorni dall'inizio dei violenti e inattesi attacchi terroristici sferrati nel centro nevralgico della città di Mumbai da un gruppo di estremisti islamici definitisi Mujaiddin del Deccan, la violenta battaglia sembra essersi definitivamente conclusa. Un triste bilancio di ben 195 morti e circa 300 feriti è quanto resta di una vicenda che ha colto impreparato e catapultato nella più profonda incertezza il mondo intero per tre giorni di terrore. L'annuncio della fine degli scontri, sancita dall'uccisione, per opera delle forze speciali, degli ultimi tre terroristi rimasti asserragliati nell'hotel Taj Mahal, è stato dato all'alba di oggi dal capo della polizia di Mumbai, Hassan Gafoor, che ha parlato di nove assalitori uccisi e uno catturato vivo sui dieci giunti in città, anche se più tardi l'emittente indiana Ndtv ha precisato che i terroristi uccisi sono 15. Gli ostaggi liberati dall'hotel Taj Mahal e dall'Oberoi Trident sono in totale 610. I 19 ostaggi italiani sono stati portati in salvo, mentre uno solo dei nostri connazionali è rimasto ucciso durante gli attacchi sferrati dagli attentatori, l'imprenditore Antonio De Lorenzo, vittima dell'esplosione di una granata e aggiuntosi così ai 26 stranieri deceduti, tra cui cinque americani, due francesi e altrettanti canadesi. Si è così conclusa una terribile vicenda dai contorni ancora sfocati. In particolare, gli investigatori stanno tuttora cercando di far luce sulle modalità adottate dagli estremisti per una così perfetta pianificazione degli attacchi e ci si domanda soprattutto quale fosse il vero scopo degli attentatori. Cruciali sarebbero a tal proposito le rivelazioni che il giornale "Times of India" attribuisce a un terrorista catturato, il 21enne Azam Amir Kasav, uno dei guerriglieri che avrebbe colpito alla stazione centrale di Mumbai, uno dei bersagli scelti dagli assalitori. Secondo il sito web "The Indian Express" Azam avrebbe affermato, interrogato dagli investigatori, di essere un membro del gruppo fondamentalista pachistano Lashkar-e-Tobia (LeT), operativo in Kashmir, e di essersi addestrato in due campi in Pakistan. Non sarebbe poi da sottovalutare l'ipotesi ventilata dalla stampa britannica, che non esclude l'esistenza di un legame tra i terroristi e cellule residenti in Gran Bretagna. Intanto Islamabad ha ribadito la sua estraneità a quanto verificatosi a Mumbai, in risposta alle accuse del governo di Nuova Delhi, che crede nella colpevolezza del Pakistan. Ad ogni modo, chiunque si celi dietro la pianificazione di un attacco così terribile, non deve aver incontrato ostacoli nella realizzazione del piano, che si presenta tanto organizzato nei dettagli da essere paragonabile - anche se è un paragone inopportuno - solo alla studiata scenografia di un film d'azione. La facilità con la quale gli estremisti hanno concretizzato il progetto è dimostrata dalla prova che alcuni di loro avevano affittato delle residenze a Mumbai alcuni mesi prima del giorno cruciale, quel mercoledì 26 ottobre da alcuni tristemente ribattezzato come l'11 settembre indiano. Secondo la ricostruzione, la tragica vicenda ha inizio quel giorno, dopo le 22:30 locali (le 18 in Italia), con una serie di attacchi coordinati, sferrati dagli attentatori armati di mitra e granate, alla stazione centrale della capitale finanziaria dell'India, a un ospedale e a due hotel prestigiosi, il Taj Mahal e l'Oberoi Trident. Negli hotel finiscono in ostaggio decine di persone. La rivendicazione degli attacchi arriva solo nella giornata successiva, a opera di un gruppo che si fa chiamare "I Mujaheddin del Deccan". Mumbai si appresta a passare una terribile notte, scossa dagli scontri tra le forze speciali indiane e i guerriglieri appostati negli hotel, con la folla che corre per mettersi al riparo dalle esplosioni e un ingente numero di vittime, fin quando, verso mezzanotte, le autorità annunciano che tutti gli assalitori del Taj Mahal sono morti, ad eccezione di uno, mentre gli scontri imperversano all'Oberoi. Durante i primi attacchi, perderà la vita anche il capo della polizia antiterrorismo di Mumbai, Hemant Karkare. Nella mattinata di venerdì, le forze armate fanno irruzione in un centro religioso ebraico per salvare altri ostaggi. Un'operazione che si concluderà solo alle 19, quando saranno saranno rinvenuti i corpi senza vita di sei israeliani. All'Oberoi vengono liberate 93 persone, fino a quando, alle 14.30, l'hotel sarà bonificato e al suo interno verranno ritrovati 24 cadaveri. Il controllo dell'altro hotel in mano ai terroristi, il Taj Mahal, sarà ottenuto invece solo sabato, quando la polizia ucciderà gli ultimi tre terroristi in vita. Verso le 8.30 dello stesso giorno, si conclude la terribile battaglia, con un bilancio tragico. Nelle ore successive si è scoperto che nel mirino dei terroristi c'era anche l'aeroporto, poi scampato all'attacco grazie a un intoppo nella realizzazione del piano.

Continua a leggere...

Crisi dei mercati, i paesi del G20: sì al liberismo

Washington. Dall'atteso summit sulla crisi economica tenuto dai capi di Stato e di governo dei 20 paesi più grandi del mondo sono emerse le coordinate di una strategia decisa e chiara, che permetterà di "ristabilire la fiducia" necessaria per la ripresa dei mercati. I venti grandi si sono accordati sulla stesura di "una lista iniziale delle specifiche misure da prendere, incluse le azioni prioritarie". Il tutto con lo scopo di mettere a punto al più presto "un piano d'azione concreto e preciso" con scadenza al 31 marzo 2009. Nel corso dell'importante incontro è stata ribadita la fiducia nei principi del libero mercato, sottolineando la necessità di evitare il protezionismo. Un tema caldo quest'ultimo, che non ha mancato di alzare la tensione. Il secco no al protezionismo espresso dal premier britannico Gordon Brown (nella foto), che lo considera la "strada per la rovina" e non ci ha pensato due volte a rivolgere un'aspra critica contro l'ipotesi di mettere a punto un piano di salvataggio per i colossi automobilistici, ha infatti incontrato l'opposizione del neo presidente Usa Barack Obama, che ha in programma un pacchetto di aiuti da 25 miliardi di dollari per i produttori di autovetture. Tensione culminata con la minaccia, da parte di Brown, di un'azione dell'Ue contro gli Usa davanti all'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), nel caso in cui la Commissione europea giudicasse illegali eventuali aiuti alle industrie automobilistiche. Ad ogni modo, l'obiettivo fondamentale sul quale hanno convenuto i rappresentanti dei venti paesi è il rafforzamento del sistema finanziario globale, che si dovrebbe ottenere attraverso una maggiore cooperazione tra gli Stati. Il comunicato elenca con chiarezza le strategie da applicare per perseguire gli auspicati obiettivi: "Per il rilancio della crescita dovremo continuare nei nostri sforzi e assumere le azioni necessarie per stabilizzare il sistema finanziario; riconoscere l'importanza del sostegno che può arrivare dalle politiche economiche e fiscali; utilizzare misure fiscali per stimolare la domanda nazionale; aiutare i paesi emergenti e in via di sviluppo e in questo contesto il ruolo del Fmi è importante; assicurare che Fmi e Banca Mondiale abbiano le risorse sufficienti; incoraggiare la Banca Mondiale e le altre banche dedite allo sviluppo a utilizzare tutta la propria capacità per sostenere l'agenda dello sviluppo" (da Corriere.it). Un punto importante, al quale i venti grandi sono approdati, riguarda l'impegno per accrescere la rappresentatività dei paesi in via di sviluppo nel Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e nella Banca Mondiale, obiettivo che sarà perseguito attraverso un'attenta revisione degli accordi di Bretton Woods. E' previsto un nuovo incontro entro il 30 aprile a Londra per verificare gli esiti di quanto deciso.
Berlusconi: l'Italia non è in ritardo - Il premier Silvio Berlusconi, commentando soddisfatto l'esito di quello che egli stesso ha definito "il primo vertice sulla politica economica globale della storia", ha affermato che il nostro Paese, contrariamente a quanto affermato dalla sinistra, non è in ritardo, anzi, "noi abbiamo anticipato la finanziaria a luglio proiettandola in tre anni - ha affermato il Cavaliere - con l'intuizione che sarebbe arrivata la crisi". E ha concluso: "Abbiamo avviato delle importanti riforme strutturali e stiamo preparando un piano articolato ed equilibrato per un ampliamento della domanda di decine di miliardi di euro". Nel corso della stessa conferenza stampa in cui ha parlato il premier, il ministro del Tesoro Giulio Tremonti (nella foto) ha annunciato che il governo ha stabilito "un piano di interventi pari a 80 miliardi di euro: si tratta di un piano anti-crisi in linea con l'Unione Europea. Del resto nessun Paese è ancora intervenuto, tranne per quanto riguarda le banche ma noi non ne avevamo bisogno". Il ministro ha precisato che "si tratta di misure secondo la media europea e coerenti con i nostri conti pubblici".

Continua a leggere...

Scudo Usa, il premier: provocazione alla Russia

Roma. A fronte di una situazione che rischia di precipitare, con una Russia più che determinata a rifiutare le nuove proposte avanzate dall'ex amministrazione Usa sullo storico e da sempre discusso progetto di installazione di uno scudo anti-missile in Polonia e nella Repubblica ceca, il premier Silvio Berlusconi, investitosi del ruolo di fautore di una necessaria mediazione (lui stesso, in un'intervista al Corriere della Sera, ha affermato che "nessuno come lui" può aiutare Obama a uscire da questo groviglio) interviene da Smirne, esponendo il proprio punto di vista. Il Cavaliere, schierandosi a favore di Medvedev, propone di considerare l'eventualità che si possa trattare di "provocazioni nei confronti della federazione russa, come per il progetto di collocare missili in Polonia e Repubblica ceca". Secondo il capo del governo, si tratterebbe di provocazioni anche nel caso del riconoscimento del Kosovo e l'ipotesi di un possibile ingresso della Georgia e dell'Ucraina nella Nato. A queste prese di posizione da parte degli Stati Uniti, come ha spiegato Berlusconi, la Russia avrebbe risposto con una fermezza tale da offendere gli Usa, fino al discorso, tenuto da Medvedev alla Duma, in cui di fatto la Russia ufficializzava la decisione di dislocare "missili in una enclave russa dei Balcani e a Kaliningrad". Di fronte al rischio di un ritorno alla guerra fredda, il premier afferma che "bisogna tornare all'accordo di Pratica di Mare". Un obiettivo in vista del quale, come ha detto lo stesso Berlusconi, si sta "adoperando affinché nell'agenda del presidente della Federazione russa ci possa presto essere un incontro con il neo presidente Usa Barack Obama".
Un compromesso "insufficiente" - Il compromesso sullo scudo missilistico si è rivelato velleitario. Il motivo sostanziale emerge dalle secche parole di una fonte del Cremlino, che parla di "proposte insufficienti" lanciate dall'aministrazione uscente Bush. Sempre da Mosca, viene sottolineato che "l'ideologia dell’attuale amministrazione a tutti i costi vuol far passare che non c'è alternativa a questa decisione, per evitare qualsiasi discussione e mettere al muro il nuovo presidente degli Stati Uniti, per renderlo responsabile di quanto hanno deciso senza di lui". Se questo fosse vero, Obama rischierebbe di trasformarsi in un burattino nelle mani del governo uscente. Il Cremlino fa comunque sapere che è ancora disposto ad accogliere una nuova proposta sulla difesa missilistica. L'attuale proposta è stata considerata insufficiente, in quanto a Mosca non basta il semplice via libera - proposto dagli Usa - all'accesso degli ufficiali russi a impianti di difesa missilistica in Polonia e nella Repubblica ceca. Intanto, non arrivano smentite da parte della Russia sulla decisione di installare basi missilistiche Iskander a ridosso della Germania, nell'enclave russa di Kaliningrad, in risposta agli Usa, rei - come affermato da Medvedev lo scorso 5 novembre - di "non aver ascoltato Mosca sulla dislocazione dello scudo antimissile in Europa".

Continua a leggere...

Elezioni Usa, stravince Obama, l'uomo della svolta

Obama trionfa su McCain, strappandogli 9 Stati. Ottenuta maggioranza alla Camera e in parte al Senato. "Il cambiamento è arrivato"

Washington. In pieno clima di election day, si sa, bisogna stare attenti alle voci di corridoio che potrebbero dare in vantaggio un candidato sull'altro indifferentemente e spesso senza spiegazione logica. Sono voci indiscrete chiamate exit poll, cioé sondaggi effettuati all'uscita dai seggi elettorali, dunque influenzabili da un margine di errore elevatissimo. Ma, quando alle 5 di questa mattina (ora italiana), la Cnn ha comunicato il risultato delle elezioni presidenziali Usa 2008, si è capito che si trattava di dati ufficiali. Barack Obama ha stravinto su John McCain. Gli Usa hanno deciso che il loro 44mo presidente sarà il loro primo leader di colore, il primo figlio di un africano, il giovane sbarazzino che ha incentrato la propria campagna elettorale nel segno del cambamento, dello strappo dalla politica del repubblicano George W. Bush, quella stessa politca dalla quale forse il candidato McCain non ha saputo prendere le distanze a un punto tale da essere scelto dai cittadini americani. Sulla vittoria di Obama si è detto che è possibile apostrofarla come landslide, dato che il democratico è riuscito ad accaparrarsi i voti degli stati di Est e Ovest, strappandone ben 9 ai repubblicani. Solo in quattro stati chiave (Indiana, Virginia, Nord Carolina e Florida) si è potuto parlare di testa a testa. Lo stato in cui si è verificata la svolta a favore di Barack è stato l'Ohio, lo stesso paese che fu decisivo nel 2004 per la vittoria di Bush, dove i determinanti 20 voti elettorali sono andati al candidato afroamericano. Poi è stata la volta di Iowa e New Mexico. Ma la vittoria definitiva di Obama è stata sancita dai voti in Virginia, quando i repubblicani si sono dovuti rassegnare di fronte al successo del democratico. Non solo, Barack si è aggiudicato anche gli storici stati di colore politico rosso, come Florida, Colorado, Nord Carolina e Indiana. Superando la soglia di 270 voti, il democratico non ha avuto più ostacoli sulla strada verso la Casa Bianca e Washington.
Barack Obama: è arrivato il cambiamento - Il nuovo presidente, più che soddisfatto del proprio successo, ha parlato sul palco del Grant Park a Chicago, affermando che "il cambiamento è arrivato". "Se avevate dubbi sulla nostra democrazia, oggi avete avuto la vostra risposta", sono state le prime parole del democratico, che ha ringraziato la propria famiglia, il suo vice presidente Joe Biden, e ha reso omaggio allo sconfitto, John McCain, con il quale "lavorerà per rinnovare il Paese". Ed è stato chiaro e fermo nei suoi propositi: "Ora dobbiamo affrontare i peggiori pericoli della nostra storia: la crisi economica, la lotta al terrorismo. Vi chiederò di aiutarmi di ricostruire questa nazione: mattone su mattone. Sarò sempre onesto con voi: vi ascolterò, anche se la penseremo diversamente. Il cammino davanti a noi sarà duro e ci sarà bisogno di stare uniti".
E le due camere vanno ai democratici - Forte di ben 380 delegati (per aggiudicarsi la Casa Bianca ne erano necessari 270) Obama ha davvero ottenuto una vittoria travolgente, lasciandosi alle spalle un McCain che ha conquistato 156 delegati. I democratici governeranno contemporaneamente la Camera, il Senato e la Casa Bianca. Il partito di Obama è infatti riuscito ad assumere una solida maggioranza alla Camera (260 deputati) e ad occupare un terzo del Senato, che non è stato strappato del tutto ai repubblicani per la mancanza di 9 voti, necessari al raggiungimento della "quota 60".

Continua a leggere...

Elezioni Usa, nello sprint finale Obama in testa

New York. A 13 giorni dalle elezioni presidenziali Usa, di fronte al repubblicano McCain evidentemente sempre più in difficoltà, il candidato democratico Barack Obama, ora forte perfino della "benedizione" del più grande e stimato ufficiale e statista afroamericano della storia, Colin Powell, allunga il passo sul rivale. A darne certezza è una rilevazione di Reuters-Zogby, che mostra come il senatore dell'Illinois possa contare attualmente sul 52% delle preferenze, contro il 42% di quelle accordate al republicano. Una distanza di ben 10 punti percentuali che lascia riflettere sull'esito del voto del 4 novembre. In effetti da tre giorni Barack non fa che guadagnare terreno, riuscendo ad acquistare consenso all'interno di ogni blocco di votanti ad eccezione di quelli più ricchi. Un successo che non è casuale. Il candidato afroamericano alla Casa Bianca è infatti riuscito a percepire i reali bisogni dei cittadini americani, impostando la propria campagna elettorale nel segno del cambiamento. Grazie anche ad un'eloquenza e ad un'approccio consensuale in grado di conquistare subito, il senatore dell'Illinois è riuscito a superare senza troppi problemi le divisioni etniche, razziali e generazionali del paese. Il suo appeal post-razziale prima e il bisogno di rimediare alla crisi finanziaria dopo hanno aumentato la fiducia dei cittadini nei suoi confronti. Questione di carattere, insomma. Un carisma che ha portato folle oceaniche ad assistere ai suoi comizi (100.000 persone sotto l'arco di St. Louis, una cifra record in campagna elettorale) e convinto migliaia di persone a effettuare donazioni che nel solo mese di settembre hanno raggiunto la cifra di 150 milioni di dollari. L'ex segretario di Stato, Colin Powell, spiegando le motivazioni che lo hanno spinto a schierarsi a favore di Obama "tradendo" McCain, si è espresso chiaramente: " Sono convinto che in questo momento della storia americana abbiamo bisogno di un presidente che non si limiti a portare avanti le politiche che abbiamo seguito negli ultimi anni, di una figura che rappresenti la trasformazione: è necessario un cambio generazionale". Obama quel cambio, forse, potrebbe portarlo davvero.

Continua a leggere...

Pakistan, Asif Ali Zardari eletto nuovo presidente

Islamabad. Il 27 dicembre 2007, a Rawalpindi, perdeva la vita l'ex premier pachistana Benazir Bhutto a seguito di un attacco kamikaze. Oggi, la commissione elettorale ha reso noto che il vedovo Asif Ali Zardari, copresidente del Partito del Popolo Pachistano (Ppp), è stato eletto presidente del Pakistan. Zardari succederà così a Pervez Musharaf, già dimessosi lo scorso mese dalla carica di capo dello Stato. La notizia della nomina di Zardari alla carica di presidente arriva in una giornata elettorale scossa da un attentato. A Peshawar, nel Pakistan nord-occidentale, un posto di blocco della polizia è stato colpito dall'esplosione di un'autobomba, con il tragico bilancio di 16 morti e 40 feriti. Dietro l'attacco, come purtroppo accade spesso, si celano miliziani di Al Qaeda.

Articoli precedenti: 27 dicembre 2007 - Benazir uccisa da al Qaeda, terrore in Pakistan

Continua a leggere...

Accordo Italia-Libia: "uniti sull'immigrazione"

Siglato il patto miliardario Berlusconi-Gheddafi sui risarcimenti coloniali. Previsti lotta alla clandestinità e aumento del greggio per l'Italia

Bengasi. E' stato siglato oggi, con l'incontro tra Berlusconi e Gheddafi, lo storico accordo Italia-Libia destinato a porre fine a 40 anni di malintesi tra il nostro Paese e l'ex colonia italiana. Il trattato di "amicizia, partenariato e cooperazione", stipulato sotto la tenda del leader della Jamahiriya, stabilisce che l'Italia dovrà risarcire la Libia con circa 5 miliardi di dollari in 20 anni. Un applauso dei presenti ha accolto la firma dell'accordo, che prevede, a fronte degli indennizzi stanziati dall'Italia a favore della Libia, la riduzione del numero di clandestini provenienti dalle coste libiche e diretti in Italia e la fornitura di maggiori quantità di gas e petrolio libico al nostro Paese. Riguardo al tema della clandestinità, l'impegno teso a ridurla comporterà la spesa di 200 milioni all'anno per i prossimi vent'anni, erogati sotto forma di investimenti in progetti infrastrutturali nell'ex colonia. "La firma di questo trattato ha una portata storica e chiude definitivamente la pagina del passato" è stato il commento del premier Silvio Berlusconi, che si è detto soddisfatto per la stipulazione di un accordo che "deve mettere fine a 40 anni di malintesi: c'è un riconoscimento completo e morale dei danni inflitti alla Libia da parte dell'Italia durante il periodo coloniale". Il discorso tenuto dal nostro capo di governo è partito dal ringraziamento rivolto al leader libico, "che ha voluto fortissimamente arrivare a firmare questo accordo, che giunge dopo quei momenti tragici e drammatici dell`occupazione italiana del vostro Paese", ed ha raggiunto il suo momento clou con il rivolgimento delle scuse, a nome del popolo italiano, all'ex colonia:" A nome del popolo italiano, come capo del governo, mi sento in dovere - ha affermato il Cavaliere - di porgere le scuse e manifestare il nostro dolore per quello che è accaduto tanti anni fa e che ha segnato molte delle vostre famiglie". Negli accordi rientrano poi investimenti per un'autostrada costiera che attraversi tutta la Libia, dall'Egitto alla Tunisia. E' prevista inoltre la costruzione di alloggi nel Paese nordafricano, borse di studio per studenti libici e pensioni di invalidità per i mutilati vittime delle mine anti-uomo poste dall'Italia su territorio libico durante il periodo coloniale. Berlusconi ha inoltre riconsegnato a Gheddafi la statua della Venere di Cirene, che fu scoperta da archeologi italiani nel 1913 e da allora custodita al Museo nazionale romano. La restituzione era stata già decretata nel 2002, ma Italia nostra aveva presentato ricorso al Tar del Lazio. Nella giornata di oggi, dunque, sono state prese decisioni importanti, alle quali tuttavia i due leader sono giunti in un clima di perfetta cordialità: Berlusconi ha mostrato a Gheddafi le foto dei suoi nipotini, mentre ha potuto conoscere personalmente qualche nipotino del leader della Jamahiriya. E poi lo scambio dei doni, con un leone d'argento dalla testa apribile, contenente le due penne e il calamaio per siglare l'accordo portato dal Cavaliere, e un abito bianco di lino con camicia, recato in dono dal leader libico al premier italiano.
Sdegno dall'Associazione Italiani Rimpatriati - Incredulità e sdegno. E' stata questa la reazione degli eredi della ex collettività italiana di Tripoli, che male hanno accolto i punti del trattato. L'Associazione Italiani Rimpatriati, che da 38 anni li rappresenta, si batte per ottenere una legge che chiuda il contenzioso per i beni confiscati da Gheddafi agli italiani, sempre rinviata causa "mancanza di fondi". Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione, ha affermato: "Berlusconi ci ha dimostrato che quando si vuole, o meglio quando si è costretti, tutto è possibile, anche far saltare fuori dalle poste di un bilancio critico come il nostro cifre enormi, ma bisogna trovare in contemporanea il coraggio di dare riscontro a chi ha pagato, per conto del Governo italiano, il più pesante degli acconti ed è in credito da quasi quarant'anni.

Continua a leggere...

Crisi del Caucaso, Medvedev: intervento corretto

Mosca. "Dopo che l’Occidente ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, come avrebbe potuto la Russia dire no alle aspirazioni d’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud, considerato anche l’attacco che stavano subendo dalla Georgia?", così si è espresso al Financial Times il presidente russo Dmitri Medvedev in merito alla crisi del Caucaso, ribadendo la legittimità dell'intervento di Mosca a favore del riconoscimento dell'indipendenza dalla Georgia delle due repubbliche indipendentiste dell'Ossezia del sud e dell'Abkhazia. Il capo del Cremlino motiva l'intervento russo mostrando il parallelismo con la situazione kosovara, risoltasi con la dichiarazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia lo scorso febbraio, ottenuta grazie all'importante appoggio dell'Occidente. Una dichiarazione di indipendenza che Medvedev considera "illegale". E ha proseguito: "Noi abbiamo argomentato a ragione che sarebbe stato impossibile, dopo tutto quel che era accaduto, dire agli abkazi e agli osseti (e a decine di altri gruppi nel mondo) che quel che era giusto per gli albanesi kosovari non lo era per loro. Nelle relazioni internazionali non si possono avere delle regole per alcuni e regole diverse per altri". Il capo del Cremlino ha inoltre affermato che Mosca ha tentato di persuadere il governo georgiano a firmare un accordo che impedisse l'uso della forza, ottenendo una risposta negativa. Una rivelazione che Medvedev tiene a sottolineare perché mostra una Russia costretta ad intervenire a fronte del rifiuto di agire diplomaticamente dimostrato dal presidente georgiano Mikhail Saakashvili. Ha infatti concluso:" Non è stata una guerra che abbiamo scelto. Non abbiamo piani per il territorio georgiano. Le nostre truppe sono entrate in Georgia per distruggere le basi da cui era stato lanciato l’attacco".
La Francia teme "altri obiettivi" russi - Sono parole dense di preoccupazione, quelle espresse dal ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, che, a fronte di una "situazione pericolosa", teme che la Russia punti verso "altri obiettivi", come la Crimea, l'Ucraina, la Moldavia. Il ministro francese ha affermato che "la Russia è fuori dalla legalità internazionale, e questa non è solo l’opinione dell’Unione Europea". Intanto, nel corso del vertice previsto per il prossimo lunedì, i ventisette capi di Stato potrebbero prendere una decisione determinante.

Continua a leggere...

Birmania, il ciclone provoca oltre 27 mila morti

Rangoon. Non è opera dell'uomo, questa volta, la devastazione alla quale si trova sottoposta la Birmania meridionale da sabato 3 maggio, vittima indifesa al passaggio del temibile ciclone Nargis, che ha letteralmente spazzato le zone del sud, mettendole in ginocchio con venti che hanno raggiunto anche i 240 km orari. Il ciclone, proveniente dal Golfo del Bengala e classificato nella categoria tre, ha provocato maggiore distruzione nella regione del delta del fiume Irrawaddy. Ammontano ad oltre 27.000 i morti e a 41.000 i dispersi accertati, una devastazione che sembra aver raggiunto simili porzioni catastrofiche a causa dell'ondata di piena, alta 3,6 metri, che ha accompagnato la tempesta tropicale, con la conseguenza che la stessa ex capitale Rangoon, una tra le maggiori città birmane, ha sofferto persino la mancanza di acqua ed energia elettrica, con le strade riempite da detriti e macerie, e la città di Bogalay, situata nel delta dell'Irrawaddy, ha riportato danni di portata tale da lasciare la maggior parte dei suoi 190.000 abitanti senza tetto. Uno stato che ha costretto il regime militare ad aprire agli aiuti dall'estero, revocando il limite imposto, che permetteva solo all'Onu di intervenire in soccorso del popolo birmano. Ma, come affermato dal ministro della Protezione sociale Maung Maung Swe, gli esperti stranieri dovranno negoziare con la giunta l'ingresso in Birmania. Le autorità birmane non ritirano del tutto i paletti imposti in precedenza, dunque, tanto che il regime sta temporeggiando nel rilascio dei necessari visti ad adetti ed esperti delle agenzie umanitarie dell'Onu. Dal canto suo, la macchina degli aiuti internazionali è già stata messa in moto. Le Nazioni Unite hanno annunciato di essere pronte all'intervento immediato. A loro ha fatto seguito la Casa Bianca, che tuttavia ha sottolineato che si assicurerà di monitorare i propri fondi messi a disposizione del regime militare birmano, in modo che la giunta ne faccia un uso opportuno. Ha contribuito subito anche il Ministero degli Esteri italiano, che ha risposto all'appello della Ficross (Federazione Internazionale delle Croci Rosse e delle Mezze Lune Rosse) erogando, attraverso la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, un contributo pari a 123.000 euro. Il portavoce della Federazione della Croce Rossa internazionale, Michael Annear, ha assicurato che i primi, significativi aiuti sono già arrivati, con la distribuzione di 5.000 litri di acqua potabile, kit di sopravvivenza, pasticche di cloro per la potabilizzazione, teli di plastica, zanzariere e coperte. Intanto, secondo una stima effettuata dagli scienziati del Politecnico di Torino, la tempesta tropicale avrebbe coinvolto un totale di due milioni di persone. A margine di una situazione già abbastanza difficile, non mancano episodi in cui torna a preoccupare la linea politica dura adottata dal regime militare birmano. Un'organizzazione per i diritti umani thailandese ha raccontato che a causa del crollo delle soffitte di alcune celle, 1000 prigionieri sarebbero stati radunati in un cortile per evitare che tentassero la fuga, e proprio in quel luogo la polizia penitenziaria sarebbe intervenuta colpendoli con colpi d'arma da fuoco, uccidendone 36 e ferendone gravemente 70.

Continua a leggere...

Expo 2015, designata Milano, Smirne sconfitta

Parigi. Quella conclusasi oggi al Palazzo dei congressi di Parigi è stata una votazione combattuta, che ha visto fronteggiarsi, per conquistarsi l'onore e il pregio di ospitare l'Expo 2015, due degne candidate: Milano e Smirne. Un fotofinish da togliere il respiro, e alla fine è stato proprio il capoluogo lombardo, tra la gioia della folta delegazione italiana, ad essere designato a ospitare la prossima edizione dell'Esposizione universale. A sancire il trionfo di Milano, 86 voti favorevoli contro le 65 preferenze per Smirne, per un totale di 151 voti, dopo che il primo tentativo di votazione era stato annullato a causa del malfunzionamento delle pulsantiere di alcuni delegati. L'atteso risultato della votazione è arrivato in un momento reso tesissimo anche dal fatto che in Turchia voci di corridoio avevano fatto trapelare la falsa notizia che Smirne si fosse aggiudicata la designazione, a seguito della prima votazione, poi annullata. La gente era già scesa a festeggiare con tanto di striscioni per le strade di Smirne, quando è stato dato l'annuncio reale. "Sono contenta per Milano, ma sono contenta per tutto il mondo perché sarà un'Esposizione universale per tutto il mondo", ha annunciato entusiasta il sindaco di Milano Letizia Moratti, che ha ricevuto i complimenti di Romano Prodi:" È importante questa vittoria dell'Italia e del mio governo, ci siamo mossi in modo unitario e il risultato è eccezionale. Abbiamo avuto però anche un po' di paura negli ultimi momenti". Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso grande soddisfazione per il risultato, affermando che "il brillante risultato premia lo sforzo comune e la vincente strategia di cooperazione fra tutte le istituzioni interessate, confermando come l’eccellenza del sistema Italia sia pienamente riconosciuta e apprezzata a livello internazionale". Aveva invece raccomandato di far attenzione al sistema di votazione usato prima del voto, il ministro per il Commercio internazionale Emma Bonino, che aveva affermato:"Nel rush finale ci sono stati fenomeni non limpidissimi, forse sarebbe meglio rivedere il meccanismo di voto introducendo il voro palese. C'è il rischio che con il voto segreto non sempre vengano seguite le indicazioni da parte dei delegati".

Continua a leggere...
A&P Community Adesivi4you artu.blog.rai.it/ Avolablog AvolaInside AvolaWeb Bankaholic Blog di Salvo Andolina Blog Notes BlogItalia Blografando Borsa e Finanza Centro Caltagirone.it Consulta giovanile Corriere della Sera Cose Preziose Crazydesigns D-mensione Darkidsgraphic Daveblog Dementemastella Donzauker Downloadblog Economia-Finanza Eiochemipensavo Eriadan's thin(k/g)s Fior di zucca Fuckergraphic Geekissimo Giovy's blog Gnagne Google Green Graphic I blog laici i diritti Il blog 7 in condotta Il blog About:blank Il blog attivissimo il blog by Hanna Il blog di Alessio Il blog di Andrea Beggi Il blog di auto Il blog di Beppe Grillo Il blog di Daniele Luttazzi Il blog di De Biase Il blog edit Il Burbero scorbutico Il cavoletto di Bruxelles Infopedia Italia sw Jdblog L'angolino dei pensieri La Repubblica La Stampa La Torre di Babele LaDestra.info Le Malvestite Liu-Jo Macchianera Maestroalberto.it Malvestite Manteblog Manuale di Mari Melablog Michelem Momento-sera Mukkamu MY DOT TK Napoli Romantica Napolux.com Nazione Indiana Nikynik Non eri Einstein Non solo template Nothing2hide Notiziassurda!! Orange Graphics Paidcontent Pandemia Pannasmontata Pelikan Pensieri.. parole.. Personalitaconfusa Profe, mi giustifico Questoblognoneunsms Quinta Weblog Quinta weblog ShinRa House SoldiOnline Spicchio di Luna Stravaganza Succedeacatepol Sw4n The Apple Lounge The apple lounge The Land of Dreams Thegirlofmydreams Tomstardust tutto su messenger Tvblog Ultima Verità Viale Lido blog Volevo essere Fassbinder Webgol Wikipedia Wordpress-Italy Worldpress Yumiko Graphic Liquida magazine - Barack Obama - Sito di Barack Obama - Vauro - Dacu - Sito della Casa Bianca - Sito della Regina Rania - Salvatore Vaccarella - Accademia della Crusca - Gizmodo - Primocanale.it - Noantri.net - Licenziamentodelpoeta - Tradurre blog - Corrieredellaserbia - La Sicilia online - Christie's - Whitehouse.gov - cioccolatini-personalizzati.com - Ipertesto.net - L'Eco del gusto